La Chiesa di San Pietro – Careggi

Progetto

Restauro delle pitture murali della Chiesa di San Pietro a Careggi - Firenze, Italia

Luogo

Chiesa di San Pietro a Careggi Firenze

Durata

Committente

Brevi note storiche

Posta quasi nel centro della deliziosa collina disseminata di antichi palazzi di campagna e di ville eleganti, questa chiesa è d'antichissima fondazione. Ricordata nei documenti fin dal 1036, è del 1320 l'approvazione ai monaci di Badia a Coltibuono di edificare una chiesa, una casa e un campanile presso Montevecchio. Nella sua primitiva costruzione era a tre navate e aveva la fronte rivolta a ponente; ma abbattuta nel XIV secolo da un terremoto, fu ricostruita ad una sola nave e capovolta con la fronte a levante. Restaurata nel 1803, fu ridotta totalmente a carattere moderno. L'assetto ottocentesco poco dopo il restauro è fotografato così dal Palagi: “La Chiesa, preceduta da un portico seicentesco alla rustica sostenuto da tre colonne di pietra da taglio, è lunga 19,70 m e larga 5,85 m: ha tre altari, ed è illuminata da due finestre praticate nella facciata, in mezzo alle quali sta l'organo sostenuto da una cantoria posata sopra mensoloni. Il soffitto in volta è spartito da cornici di stucco dorate e dipinto a ornati di un tocco assai delicato e corretto, molto bene intesi a porre in rilievo lo sfondo rappresentante nel centro la Gloria di S. Pietro. Il coro è dietro all'altare maggiore ed il presbiterio è separato da una balaustrata di pietra di bella maniera", la quale, come si legge in una memoria incisa e divisa in due dei suoi pilastrini, fu condotta da Vincenzo e Romolo Lepri nel 1803. Don Bartolommeo Tosi lasciò scritta la seguente memoria: “Nel mese di giugno 1802 fu principiata la ristaurazione della Chiesa, la quale era a tetto e tutte le muraglie storte e terminava dove ora è il Coro... Ora è in volterrana e fu dipinta dal sig. Michele Dreyer e in tutto si spese circa quattromila lire.” La situazione attuale della chiesa rispecchia la sopracitata descrizione ma ne differisce soltanto per le cornici di stucco dorato oggi non più esistenti e per l'odierna sacrestia che ha sostituito l'antico portico e la sala del priore citati nel ricordo del Bandini.

Le notizie più recenti che riguardano le decorazioni e gli ornamenti risalgono ai primi del Novecento: sulla volta e nella cupoletta absidale affreschi ottocenteschi; sull'altare maggiore, Cristo consegna le chiavi a Pietro di Francesco Conti, scolaro di Simone Pignoni (come appare dalla ricevuta autografa del pittore conservata nell'Archivio della Chiesa, datata al 3 maggio 1713); alla parete sinistra, Madonna col Bambino di Domenico di Michelino, che verso il 1850 fu qui depositata da alcune monache del soppresso Convento di Sant'Agata in via San Gallo; all'altare di sinistra, Santa Filomena, olio firmato da Aristodemo Costoli, noto soprattutto come scultore.  

Osservazioni Preliminari

Le ricerche condotte nell'archivio della parrocchia hanno posto attenzione su un documento prodotto dalla Soprintendenza nei primi anni del Novecento che attribuisce le pitture della volta della chiesa, oltre che della Compagnia, a Cesare Maffei, pittore senese vissuto nella prima metà dell'Ottocento. Vengono definiti impropriamente affreschi, in quanto la pellicola pittorica è molto sottile e, in diverse zone abrase si intravede la pittura sottostante, anche questa, probabilmente, eseguita a secco. Mancano le giornate di lavoro e qualsiasi traccia di incisione. Non avendo condotto analisi chimiche, si avanza ipotesi sulla tecnica d'esecuzione, individuando nella tempera d'uovo e di caseina, mista a pittura a calce, quella più plausibile; anche se non è da escludere l'uso dei colori sintetici. Le pitture murali nell’insieme necessitano di un intervento di restauro, anche se diversificato a seconda dello stato di conservazione. Si notano distacchi delle pellicole pittoriche, con molta probabilità provocate da infiltrazioni d’acqua piovana o per risalita capillare, nonchè  dissesti delle murature dovute a cause naturali oppure a negligenze frutto di cattivi restauri operati nel passato. Ciò ha causato diversi sollevamenti di perdite della pellicola pittorica visibili ad occhio nudo e soprattutto a luce radente. Le pitture murali, appaiono nell’insieme inscurite da uno strato di pulviscolo atmosferico; tuttavia non si può escludere che tale scurimento possa essere stato provocato da prodotti applicati in occasione di procedenti interventi come protettivi di più varia natura, organici ed inorganici. Sono inoltre evidenti alcune patine biancastre di sali solfati e sicuramente saranno presenti anche Sali nitrati e patine di ossalati. Lo stato di degrado è, inoltre, proprio della tecnica pittorica mista adottata utilizzando tempere o colori stemperati nella calce  per l’esecuzione delle figure e con colori a calce mescolati con olio di lino o caseina per la stesura dei fondi. Tali espedienti tecnici, se dal punto di vista estetico consentivano il raggiungimento  d’una maggiore brillantezza, sotto il profilo conservativo hanno causato una minor resistenza e stabilità rispetto ad altre tecniche pittoriche.

Interventi di restauro previsti

  • Il descialbo ossia la rimozione accurata di tutti gli strati di scialbo (colore o pittura) che ricoprono una pittura o un intonaco antico. Esecuzione meccanica e a secco mediante l’utilizzo di bisturi e di martellina.
  • Preconsolidamento delle scaglie di pellicola pittorica decoese con il Primal AC33, a pennello e a tampone con spugne naturali.
  • Pulitura della superficie pittorica: in funzione delle materie estranee da eliminare e della resistenza dei materiali originali si opera la scelta dei metodi e dei prodotti di pulitura, tenendo conto della tecnica di esecuzione pittorica, della stabilità dei pigmenti e dello stato di conservazione generale dell’opera. Leggera spolveratura a pennello della volta. In seguito pulitura meccanica a gomme wishab solo sulle zone monocrome circostanti le decorazioni e pulitura ad impacco delle zone monocrome eseguita con bicarbonato di ammonio in pasta di cellulosa.  La pulitura ad impacco delle zone decorate (interne le cornici) con acqua deionizzata in pasta di cellulosa. 
  • Consolidamento con malta da iniezione PLM (in seguito a verifica dell’esistenza di eventuali de adesioni fra gli interstrati della muratura). 
  • Stuccatura delle numerose mancanze e delle lesioni con malta composta da grassello di calce , sabbia lavata di granulometria idonea e polvere di marmo.
  • Integrazione pittorica delle numerose micro lacune del testo pittorico tramite più velature sensibilizzate alle cromie originali, a base di pigmenti naturali puri diluiti con caseinato d'ammonio al fine di ottenere un valore cromatico unitario. Per le mancanze di entità maggiore può essere impiegato (secondo le indicazioni della D.L.) il metodo della selezione cromatica. Laddove risulterà possibile la riconducibilità del disegno, tanto nelle micro lacune tanto in quelle macro, si provvederà alla reintegrazione con il metodo della selezione cromatica, secondo le indicazioni della D.L.

Se necessario si effettuerà inoltre l’applicazione del bario idrossido per effettuare sia un’azione antisolfatante che il consolidamento dell’intonaco pittorico da valutare sia prima che dopo il restauro pittorico.

Descialbo

Nel caso della chiesa di san Pietro a Careggi il descialbo ha interessato le pareti laterali della navata centrale che hanno rivelato antiche quadrature sovrapposte. Una di colore verde più recente e la sottostante di colore arancione seicentesca. L’operazione è stata eseguita meccanicamente e a secco mediante l’utilizzo di bisturi e di martellina. Più interessante quello che riguarda il descialbo della parete absidale della chiesa che ha portato alla luce una decorazione di attribuzione seicentesca, che risulta essere contemporanea alle decorazioni parietali arancioni e alla decorazione della volta al di sotto della pittura attuale. In queste zone il descialbo è stato condotto meccanicamente non senza difficoltà a causa della superficie ruvida e irregolare.

Preconsolidamento

A San Pietro a Careggi si è provveduto a preconsolidare le zone in cui il colore era pulverulento con il Primal AC33 al 10%, a pennello previa interposizione di carta giapponese e a tampone a con spugne naturali. L’operazione di preconsolidamento è stata limitata a una minima parte della superficie pittorica: le iscrizioni nere nei quattro angoli della volta e la cornice giallo-oro nel riquadro centrale.

Pulitura

Tale fase del restauro, eseguita al fine di riavvicinare l’immagine artistica al suo stato originale, deve rispettare il duplice carattere storico dell’ opera: in quanto realizzata dall’uomo in una determinata epoca e presentandosi a noi trascorso un determinato periodo di tempo dal momento della sua creazione. In primo luogo si è proceduto con una leggera spolveratura a pennello, eseguita su tutta la superficie della volta. In seguito è sta fatta anche la pulitura meccanica a gomme wishab solo sulle zone monocrome circostanti le decorazioni le quali sono state trattate unicamente con metodi ad impacco essendo alto il rischio di abrasione del film pittorico. La pulitura della parte centrale della volta, raffigurante l’apoteosi di San Pietro, è stata eseguita tramite applicazione di carta giapponese stesa a pennello e successivo tamponamento con acqua satura di ammonio. 

Consolidamento

Nella volta della chiesa di San Pietro a Careggi si è utilizzato il PLM per il consolidamento a siringa in profondità che ha un'azione di riadesione e ricoesione dei materiali costitutivi dell’opera. Questo tipo di consolidante non ha proprietà adesive proprie, ma agisce come prodotto di riempimento. Tramite un’attenta analisi visiva e didattica si sono individuate le zone da consolidare. Dove erano presenti lacune o crepe nella zona da consolidare, si è prima proceduto alla stuccatura delle stesse per evitare percolamenti che avrebbero recato danni estetici alla pittura. Si è sempre cercato di eseguire il minor numero di fori possibili e di sfruttare al meglio lo stato di conservazione dell’opera.  

Trattamento con Idrossido di Bario

Il trattamento con l’idrossido di bario è stato eseguito sulla parete d’altare, in particolare sulla zona dell’architrave dipinta perché questa si presentava particolarmente decoesa. Con il metodo del bario si provocano due reazioni che neutralizzano lo ione solfatato e consolidano l’intonaco pittorico, (il bario consolida fino a 200/300 ,microm).  

Stuccature

Il riempimento di una lacuna deve innanzitutto rispettare la tipologia d’intonaco dell’opera. A seconda dell’entità della mancanza si è eseguito dapprima un arriccio. In caso di lacune particolarmente profonde si sono utilizzati dei frammenti di laterizio come materiale di riempimento. La malta per arriccio è stata fatta con un rapporto di 2:1 tra calce e sabbia di granulometria maggiore rispetto a quella che viene poi utilizzata nella malta per l’intonaco finale. Una volta composta la malta è stata applicata sulla superficie ben bagnata rispettando i limiti della lacuna.

Ritocco pittorico

Il ritocco pittorico è stato effettuato con l’impiego di pigmenti naturali minerali e il caseinato d’ammonio al 5 % come legante.  Si e` iniziato il restauro pittorico sulla parte destra della volta guardando l’altare, in particolare sugli ottagoni della cornice decorativa. Le abrasioni e le piccole mancanze sono state ritoccate a sottotono, mentre alcune mancanze di entità maggiore sono state ritoccate con la tecnica della selezione cromatica. 

Sezione in aggiornamento

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