Pitture Murali del Convento detto “Il Portico” di Galluzzo

Progetto

Restauro delle pitture murali

Luogo

Convento di Santa Maria della Neve al Portico, Galluzzo, Firenze

Durata

2008-2013

Committente

Casa Madre delle suore Stimmatine

Si tratta del restauro dei dipinti murali del Convento di Santa Maria della Neve, detto "il Portico", al Galluzzo.
I lavori sono stati eseguiti dagli alunni del corso di Restauro Affreschi durante gli Anni Accademici 2011-2012 e 2012-2013.
I primi affreschi interessati dal restauro sono ubicato nella parte più antica del convento; si tratta di una serie di affreschi, di cui purtroppo si è persa buona parte, databili tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento eseguiti da Bicci di Lorenzo. Sono giunti fino a noi due frammenti.
Il primo frammento composto da tre scene: l'Apparizione della Vergine a San Bernardo a sinistra, l'Arcangelo Raffaele e Tobiolo al centro e San Nicola di Bari a destra.
Il secondo frammento conservato é l'affresco raffigurante San Gerolamo, protettore del Convento, all'ingresso della chiesa primitiva.
Successivamente al restauro degli affreschi trecenteschi, è stato eseguito il restauro di una Pietà, attribuita a Simone Ferri, ubicata nella loggia del Convento.

Introduzione Storico Artistica
Il Convento Il Portico, Casa Madre delle suore Stimmatine, si trova in prossimità del borgo del Galluzzo, zona meridionale della città di Firenze.
La sua storia ha inizio nel 1240, viene fondato e vive grazie ai beni donati dal suo fondatore il quale dispone che al suo interno si conduca uno stile di vita eremitico seguendo l’ordine di Sant’Agostino.
L’eremo vive in modo autonomo per circa un secolo fino a quando nel 1340, il Vescovo di Firenze conferma il monastero. A partire da questa data si hanno le prime notizie certe sulla sua struttura, l’edificio comincia a prendere forma, presenta una campana e una chiesa primitiva, molto piccola, con affreschi in corrispondenza dei quali si pensa fossero collocati tre altari, oggi non più esistenti.
Alle spalle dell’altare maggiore si trova l’affresco con la raffigurazione della Vergine che appare a San Bernardo mentre egli sta pregando, lateralmente l’Arcangelo Raffaele e San Nicola di Bari.
Alcuni elementi di gusto tardo-gotico così come una certa sicurezza nel rappresentare lo spazio consentono di collocarli tra la metà del Trecento e i primi del Quattrocento. Sicuramente sono la testimonianza più antica presente nel convento.
Il refettorio, dalla linea architettonica cinquecentesca, presenta un soffitto ad archi molto alto e grandi finestre, cinquecenteschi anche gli arredi, tavoli massici di rovere con supporti in pietra serena, predelle di legno, sedili fissi e il pulpito per il lettore.
Una delle sue pareti è occupata da un affresco raffigurante L’Ultima Cena, eseguito verso il 1520, attribuito a Ridolfo del Ghirlandaio o ad un artista della sua scuola per alcuni tratti fondamentali come la disposizione delle figure degli apostoli e la carica simbolica di alcuni elementi che completano la scena, per esempio le rose, simbolo di Maria ma anche del sangue versato dal Cristo; le albicocche, simbolo del peccato; le piante di aranci, paradiso e vita eterna; i cipressi, morte.
Sulla parete di fronte al Cenacolo si trova un tabernacolo con una formella in maiolica raffigurante la Natività. Il 1490 è l’anno di consacrazione della seconda chiesa, molto più ampia della prima, il suo ingresso era dove oggi è situata la porta del confessionale, sopra vi si trovava l’affresco di Sant’Agostino, in seguito staccato e sistemato all’interno, l’altare si trovava a destra dell’entrata dove è tuttora e lateralmente erano presenti altri due altari dedicati a S. Arcangelo Raffaele e all’Annunciazione di Maria: la tela dell’Annunciazione è ancora al suo posto, mentre l’Arcangelo Raffaele ha lasciato il posto al Crocifissoligneo. La pavimentazione del coro, in tavole di legno, risalente al Settecento serve ancora oggi come passaggio interno per accedere alla primitiva chiesa.
Nel 1529 in seguito alla cacciata dei Medici e all’assedio della città, le monache sono costrette ad abbandonare il monastero che trovano devastato al loro rientro. Durante il periodo dell’assedio i soldati distruggono barbaramente scritture, iscrizioni e libri provocando danni anche all’edificio.
Il 1696 è l'anno di edificazione di una nuova chiesa, annessa al lato ovest del convento, mentre la vecchia chiesa viene totalmente restaurata. Il progetto originario prevedeva di collocare il coro all’interno nella controfacciata della chiesa, sostenuto da due colonne e sei capitelli, è stato invece costruito esternamente per evitare di appesantire l’edificio creando così una loggia in prossimità dell’ingresso.
I lavori continuano fino al 1697 e nel 1705 è consacrata sotto il nome di Santa Maria della Neve, in ricordo di una nevicata miracolosa che secondo la tradizione sarebbe avvenuta il 15 agosto 1702.
La chiesa è decorata con finte architetture alle pareti e affreschi sul soffitto, ospita una pala d’altare, olio su tela, raffigurante la Vergine con il Bambino che consegna la cintola a Sant’Agostino e a Santa Monica, sulla parete destra un Crocifisso in legno scolpito, di autore ignoto, databile 1340-1360 sicuramente proveniente dalla chiesa vecchia, e ai lati due affreschi raffiguranti la Madonna Addolorata e San Giovanni Evangelista eseguiti intorno al 1700.
Attualmente nella sacrestia è collocata una piccola e antica tela, visibilmente ridimensionata, relativa alla Madonna della Neve. L’antico cimitero del Portico, attivo fino al 1433 come sepoltura delle monache defunte, si trovava dove oggi è la stanza delle reliquie con gli affreschi di Bicci di Lorenzo.

Affreschi Trecenteschi Bicci di Lorenzo - Stato di conservazione e Restauro

Il ciclo di affreschi della chiesa primitiva del convento di Santa Maria della Neve al Portico si suddivide in quattro scene raffiguranti San Girolamo Orante, L’Apparizione della Vergine a San Bernardo da Chiaravalle e Altre Storie, Arcangelo Raffaele e Tobiolo, San Nicola da Bari in Trono.
In alcune zone, soprattutto sulla fascia mediana della scena rappresentante San Raffaele Arcangelo e sulla decorazione che la separa dal San Nicola, erano evidenti abrasioni del film pittorico e sollevamenti di scaglie di colore di piccole dimensioni che era necessario far riaderire, prima di procedere con la pulitura, per evitare perdite di frammenti.
Si notavano, inoltre, degli spanciamenti di grandezza variabile su tutta la superficie affrescata ad indicare la presenza di distacchi di media e grande importanza dell’intonaco pittorico dall’arriccio e di questo dal muro.
Si è potuto procedere alla fase di pulitura che ha tuttavia rivelato una serie di problematiche.
Una delle difficoltà maggiori incontrate durante la pulitura è stata la presenza di aree dipinte con azzurrite, che viene data a secco rendendo la pellicola pittorica più fragile rispetto alle zone realizzate a buon fresco, sulle quali l’operazione è stata essenzialmente meccanica.
Sono state, poi, rimosse le vecchie stuccature cementizie, asportati i chiodi e le staffe che nel tempo erano stati applicati sulla muratura e stuccati i fori provocati da questi, con un intonachino leggermente pigmentato. Sulle mancanze di intonaco e sui fori di grandezza maggiore si è intervenuti in due tempi con una doppia stuccatura con lo scopo di rendere la superficie il più possibile vicina all’aspetto materico originale.
Dopo queste fasi che riguardano il restauro conservativo dell’opera è stato effettuato un intervento di tipo estetico.
Durante i lavori di restauro svolti sugli affreschi, è stata scoperta una profondità nel lato destro della pittura, probabilmente, in quel punto esisteva un passaggio per accedere al cortile adiacente il cimitero.

Preconsolidamento del colore

Come prima operazione è stata consolidata la pellicola pittorica, che si presentava sotto forma di scaglie, microcrateri e pulverolenza utilizzando sia caseinato d’ammonio che le nanocalci applicate a pennello tramite interposizione di carta giapponese e, in alcuni casi, applicandole tramite iniezioni a siringa. Sono state poi rimosse le stuccature risalenti ad un precedente restauro.

Consolidamento

Una volta individuate le zone di decoesione tra gli strati di preparazione e della muratura si è intervenuto praticando dei piccoli fori (dove necessario), oppure sfruttando zone abrase o crepe strutturali, per iniettare una soluzione di acqua e alcol, per pulire le cavità e favorire il passaggio della malta minerale, quindi la malta stessa, costituita da PLM A diluita in acqua, in maniera tale da colmare i vuoti venutisi a creare, e far dunque riaderire gli stati.

Pulitura

Dopo aver preconsolidato la pellicola pittorica si è intervenuti con due successive fasi di pulitura:

la prima ha interessato tutta la superficie dei due affreschi (compresa l’azzurrite) con un impacco di acqua calda deionizzata e Arbocell BC200, previa interposizione di carta giapponese, con un tempo di contatto variabile in base alla zona interessata. La successiva rimozione meccanica è stata effettuata a tampone e bisturi.

Nella seconda fase si è intervenuti, fatta eccezione della zona che vedeva la presenza dell’azzurrite, con un impacco di cristalli di ammonio sciolti in acqua al 10% supportati da Arbocell BC200 e Sepiolite, anche qui previa interposizione di carta giapponese, con una tempistica di contatto pari a 3 ore.

Dopo la rimozione dell’impacco e un successivo risciacquo della superficie con acqua deionizzata, si è intervenuto con soluzioni tampone di acqua satura di ammonio e bisturi.

Le aureole e le lamine metalliche sono state pulite con una soluzione tampone di  acetone.

Consolidamento del colore tramite impacco di idrossido di Bario

E’ stato successivamente eseguito il consolidamento del colore e della struttura cristallina del supporto murario, mediante l’uso dell’idrossido di Bario, che oltre ad essere un antisolfatante, aiuta nella totale coesione interna del supporto, poiché agisce in profondità all’interno della parete, senza alterarne l’equilibrio né ostacolare il naturale scambio d’umidità con l’ambiente esterno.

Abbiamo applicato il Bario mediante impacchi in pasta di legno Arbocel, tenuti in azione per minimo quattro ore, per permettere all’impacco di scendere in profondità e agire al meglio sull’opera.

Stuccature

Le lacune sono state integrate con malta per arriccio composta da grassello di calce e sabbia di fiume di grossa granulometria setacciata e lavata in proporzione di 1:3, rimanendo sottolivello rispetto l’originale.

Nelle mancanze più profonde, prima di questa stesura di malta, si è eseguito un rinzaffo aggiungendo alla malta da arriccio frammenti di coccio pesto.

Lo strato finale a livello delle stuccature è stato effettuato con una malta composta da grassello di calce, sabbia di fiume fine setacciata, polvere di marmo gialla e polvere di marmo bianca, con proporzione tra legante e inerte pari a 1:2.

Ritocco pittorico

Il ritocco pittorico è stato realizzato con l’obbiettivo di eliminare quei disturbi ottici legati alle mancanze strutturali e del film pittorico, in maniera tale da favorire una corretta lettura d’insieme.

Le parti mancanti sono state integrate con differenti metodologie, in base alle necessità, seguendo il principio di riconoscibilità ed evitando così di cadere in rifacimenti e falsificazioni soggette al giudizio individuale del restauratore.

L’intervento è avvenuto con pigmenti in polvere (compatibili con l’affresco) stemperati in acqua e utilizzando come medium una soluzione al 2,5% di caseinato d’ammonio.

Nelle abrasioni della pellicola pittorica si è intervenuti direttamente sulla preparazione originale con la tecnica del sottotono, colmando dunque le lacune con successive stesure di colore fino al raggiungimento di una tonalità leggermente più chiara e fredda rispetto all’originale, dando una sensazione di unità d’insieme pur rimanendo riconoscibile.

Le lacune di piccole dimensioni sono state integrate con la tecnica della selezione cromatica, eliminando quell’interruzione formale e ricostruendo l’immagine per tonalità e andamento del disegno o della pennellata nel caso di campiture monocromatiche, restando riconoscibile a visione ravvicinata.

La grossa mancanza presente nella porzione inferiore della scena di San Nicola e l’Arcangelo che presentava un interruzione della zoccolatura a finto marmo è stata ricostruita a sottotono, con colori a base di calce e pigmenti in polvere, rimanendo leggermente più fredda e chiara e quindi riconoscibile.

Su tutte le stuccature più estese che erano presenti al di fuori degli affreschi è stato applicato un colore neutro a corpo per eliminare il disturbo legato al bianco calce della malta.

Durante questa fase sono stati anche rimossi gli elementi ritenuti inidonei (perni, grappe, chiodi, tasselli) a seguito di confronto con il DD.LL.

Pietà di Simone Ferri - Stato di Conservazione e Restauro

La lettura dell’opera era offuscata da una patina bianca dovuta a depositi carbonatati di polveri, presenti soprattutto nella parte in alto a sinistra, dove era possibile intravedere solo i rami di un albero. Evidenti erano anche abrasioni e sollevamenti di colore, dovuti probabilmente all’umidità (ricordiamo che la loggia è aperta e quindi l’affresco è soggetto, anche se parzialmente, al degrado dovuto a intemperie), ma anche all’applicazione, in un precedente restauro, di un fissativo che, alterandosi nel tempo, si era trasformato in una patina gialla, la quale non permetteva una giusta lettura cromatica. Erano presenti inoltre piccole ridipinture sul corpo del Cristo, e anche la stessa cornice risultava completamente ridipinta, tanto da coprire, in parte, lo strato pittorico originale.

L’umidità aveva inoltre causato il parziale distacco dell’intonaco pittorico dall’arriccio nella parte in alto a sinistra, e la totale caduta degli intonaci nella parte centrale dell’arco.

La parte inferiore era completamente scialbata, e nascondeva quindi una finta balaustra in pietra serena che incornicia l’intera scena, riportata poi alla luce dopo il nostro intervento.

Preconsolidamento del colore

Come prima operazione è stata consolidata la pellicola pittorica, che si presentava sotto forma di scaglie, utilizzando sia caseinato d’ammonio che le nanocalci applicate a pennello tramite interposizione di carta giapponese e, in alcuni casi, applicandole tramite iniezioni a siringa. Sono state poi rimosse le stuccature risalenti ad un precedente restauro, dopodiché siamo passati alla pulitura (eseguendo prima delle prove in piccole zone, per saggiare la compatibilità del metodo con la tecnica esecutiva dell’opera).

La pulitura e consolidamento del colore

La pulitura è avvenuta mediante impacchi di pasta di legno Arbocel e carbonato d’ammonio, con i quali abbiamo rimosso gli sbiancamenti, il particellato atmosferico accumulatosi negli anni sulla superficie, ed i fissativi e le ridipinture derivanti dal precedente restauro.

E’ stata successivamente eseguita un’ulteriore pulitura da solfati e un consolidamento del colore e della struttura cristallina del supporto murario, mediante l’uso dell’idrossido di Bario, che oltre ad essere un antisolfatante, aiuta nella totale coesione interna del supporto, poiché agisce in profondità all’interno della parete, senza alterarne l’equilibrio né ostacolare il naturale scambio d’umidità con l’ambiente esterno.

Abbiamo applicato il Bario mediante impacchi in pasta di legno Arbocel, tenuti in azione per minimo quattro ore, per permettere all’impacco di scendere in profondità e agire al meglio sull’opera.

La stuccatura e consolidamento interstrato

Siamo quindi passati alla fase delle stuccature, mediante l’utilizzo di calce e sabbia, di granulometrie e in proporzioni differenti a seconda della tipologia di malta (arriccio o intonaco finale) e della grandezza delle lacune. Nelle lacune più piccole, invece della sabbia, abbiamo addizionato PLM A, che avendo una granulometria più fine, ha permesso di stuccare crepe molto fini.

Per consolidare e favorire una nuova scoesione fra gli strati che costituiscono il supporto dellopera è stata usata una malta idraulica (PLM A) diluita con acqua, in modo da renderla fluida a sufficienza da essere iniettata all’interno delle crepe mediante l’utilizzo di siringhe.

Il ritocco

Come ultima operazione, ci siamo dedicati al ritocco pittorico, mediante l’utilizzo di pigmenti minerali stemperati in acqua, e legati con caseinato d’ammonio al 2,5%. Il ritocco si è condotto mediante stesura a velature sulle zone abrase, fino a raggiungere un sottotono di poco inferiore alla cromia originale, mentre sulle lacune stuccate si è ricreata una continuità cromatica mediante la tecnica della selezione.

Storico dell’arte: Prof.ssa Eleonora Pecchioli

Ispettore Soprintendenza per il Polo Museale della città di Firenze: Dott. Daniele Rapino

 

I lavori sono stati eseguiti dagli alunni del Corso di restauro affreschi e stucchi

Durante l'Anno Accademico 2011-2013

Docente: Prof. Fabrizio Iacopini,

Storico dell’arte: Prof.ssa Eleonora Pecchioli

Ispettore Soprintendenza per il Polo Museale della città di Firenze: Dott. Daniele Rapino

Allievi:

Carolina Calegari

Federico Cupolo

Gaia Federico

Laura Micheli

Maria Chiara Pinna

Philip Kron Morelli

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