Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Achille Fagnoni

Monumento Funebre di Achille Fagnoni

Introduzione Storica Artistica

DESCRIZIONE: Il sepolcro è costituito da un plinto liscio cilindrico sul quale è il busto di un fanciullo, la lapide in marmo bianco presenta iscrizioni incise, la lapide è delimitata da fasce di marmo bardiglio.

ISCRIZIONI: sepolcrale a incisione, lettere capitali, sulla lapide:

LUIGI FAGNONI E ELENA

MELOTTI QUI CHIUSERO LE SPOGLIE DELL’UNICO FIGLIO ACHILLE MORTO IN PERUGIA A

19 DICEMBRE 1867 D’ANNI QUATTORDICI APPENA PER INTELLETTO VINCENTE L’ETA’

PER GRAZIOSI COSTUMI VISSE CARO A TUTTI CARISSIMO AI GENITORI INCONSOLABILI

CUI IL FUNESTO CASO CONFERMO’ LA MISERIA DELL’UMANA VITA.

 

L’opera è firmata da Pio Fedi (Viterbo, 31 maggio 1816 – Firenze, 1° giugno 1892) il quale si formò all' Accademia di belle Arti di Firenze ed ebbe modo di visitare anche Vienna, per due anni, dal 1837 al 1838. Fin dalla sua gioventù la sua produzione è particolarmente ricca di disegni e bozzetti.

In quegli anni a Firenze si scontravano due correnti in scultura, e lui seguì prima la linea purista per poi avvicinarsi a quella del realismo ideale. Scolpì due sculture per il loggiato degli Uffizi (Nicola Pisano - firmata - e Andrea Cesalpino), ma il suo lavoro più noto è il Ratto di Polissena, dal vivo dinamismo, unica scultura moderna scelta per figurare nella Loggia della Signoria (1866).Tra le molte opere si ricordano anche la Libertà della  Poesia per il monumento funebre di Giovan Battista Niccolini in Santa Croce (probabile ispirazione per la celebre Statua della Libertà di Bartholdi), il disegno del Monumento al Generale Manfredo Fanti in Piazza San Marco a Firenze, o la statua di Pietro Torrigiani nel Giardino Torrigiani. Il suo studio si trovava dal 1842 in via dei Serragli, nella ex-chiesa dello scomparso monastero di Santa Chiara che ancora oggi viene indicata come la Galleria Pio Fedi. È sepolto nel cimitero monumentale dell'Antella.

COLLOCAZIONE: Il sepolcro è situato all’interno del cimitero delle Porte Sante, nella sezione denominata Pozzo.

 

Stato di Conservazione

MATERIALI E TECNICHE: Scultura in marmo bianco, perimetro lapide in marmo bardiglio.

STORIA CONSERVATIVA: Alla luce di quanto rilevato nel corso dei sopralluoghi e delle notizie reperite nella letteratura consultata, il monumento non sembra essere stato oggetto di interventi di restauro e tanto meno di manutenzione, almeno per quanto concerne gli ultimi decenni.

STATO DI CONSERVAZIONE: mediocre, forte presenza di biodeteriogeni, quali alghe e licheni, nelle aree non dilavate sono visibili croste nere. La lapide fessurata in due parti e sconnessa con presenza di vegetazione negli interstizi, presenza di vegetazione, le lettere della scritta sono erose.

VANDALISMI: Nessun dato rilevato.

CONSIDERAZIONI SULLO STATO DI CONSERVAZIONE: L’opera presenta uno stato di conservazione mediocre, un intervento di pulitura e restauro atti a limitare la proliferazione degli agenti biodeteriogeni e una manutenzione periodica consentirebbero una godibilità dell’opera duratura nel tempo.

Il Restauro

Si prevedono le seguenti fasi operative:

a) Documentazione fotografica prima, durante e dopo il restauro.

b) Documentazione grafica degli agenti di degrado.

c) Trattamento e rimozione degli organismi biodeteriogeni mediante applicazione di biocida a

base di sali di ammonio quaternario (tipo Biotin R altro specifico richiesto dalla D.L.). Il

prodotto sarà steso a pennello e laddove necessario sarà applicato a iniezione.

d) Spolveratura di tutti i depositi superficiali, compresi quelli più coerenti di vario spessore. La

pulitura sarà eseguita a secco con pennelli di setole morbide e aspirapolvere.

e) Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.

f) Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni e per la rimozione della patina biologica si

interviene con impacchi di perossido di idrogeno.

g) Pulitura chimica delle superfici in marmo e in bardiglio finalizzata alla rimozione completa

dei biodeteriogeni e dei depositi più consistenti e concrezionati. Verranno eseguite prove

preliminari con vari metodi pulitura i saggi saranno eseguiti nelle parti meno visibili con:

- solventi e acqua distillata. Se necessario l’operazione potrà prevedere mediante impacco

chimico, rimuovendo il materiale mediante spazzolini a setole morbide ed effettuando

risciacquo finale delle superfici con spazzolini/nebulizzatori e spugne;

- impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con

differenti tempi di posa.

- in casi particolari, ovvero laddove il modellato era particolarmente delicato e con rischi di

cadute, sarà impiegata la strumentazione Laser, che permette la rimozione dei depositi

senza contatto diretto con le superfici.

h) Consolidamento delle superfici lapidee, mediante il trattamento realizzato tramite la stesura

di silicato d’etile in White spirit con impiego di pennelli e siringhe fino ad imbibizione e

rifiuto, tamponando gli eccessi.

i) Consolidamento strutturale mediante il riposizionano delle lastre sconnesse e incollaggio

con resina epossidica bicomponente.

j) Stuccature delle fratture o eventuali discontinuità tramite idonee malte e strumenti di precisione, effettuando una colmatura a livello e compattando la malta anche a più riprese fino a finitura.

I leganti della malta saranno di calce idraulica desalinizzata (Lafarge o altro prodotto idoneo all’uso specifico) caricata con inerti costituiti di polvere di marmo e sabbie silicee, selezionate in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, grana, resistenza meccanica). Saranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, per raggiungere la  tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche (tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico) in soluzione al 3%.

k) Ripresa pittorica delle scritte incise e dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da

essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o

velature in sottotono mediante pennelli di precisione con colore miscelato a pigmenti di

terre super ventilate, collanti reversibili.

l) Trattamento protettivo delle superfici finale sarà steso un protettivo che prolunghi nel tempo

la conservazione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Camille Lachembacher

MONUMENTO FUNEBRE DI CAMILLE LACHEMBACHER 

Introduzione Storica Artistica

Il sepolcro è costituito da un’ampia lastra tombale (le iscrizioni incise sono al momento quasi totalmente illeggibili) con un vaso di fiori (sul cui basamento è leggibile un’iscrizione) posizionato su uno dei lati brevi. La lastra introduce ad un sarcofago a forma di parallelepipedo posto perpendicolarmente sull’altro lato breve. Sul fronte del sarcofago figura una croce e adagiato sul coperchio un angelo in marmo, scolpito a grandezza naturale. L’angelo, semi disteso, si sorregge la testa con un braccio mentre con l’altro è intento nel gesto di lasciar cadere delicatamente un mazzolino di fiori sopra la lastra tombale. Il viso è disteso, malinconico e meditativo, lo sguardo è basso rivolto verso la lastra. Sul lato sinistro del coperchio del sarcofago è ancora parzialmente leggibile l’incisione con la firma e la data dell’autore, Ulisse Cambi.

Sulla lastra tombale, ad incisione, in francese, in lettere capitali: CAMILLE LACHEMBACHER / NÉE A VIENNE LE 9 SEPTEMBRE 1845 / DECEDÉE A FLORENCE LE 3 MAI 1870 / ROSALIE GUTMANSTHAL LACHEMBACHER / NÉE A PRAGUE LE 13 FEVRIERE 1817 / DECEDÉE A FLORENCE LE 29 JANVIER 1901.
Tali iscrizioni sono state recuperate dalla schedatura OA e ne è stata verificata l’attendibilità durante i sopralluoghi, poiché al momento attuale risultano quasi totalmente illeggibili.
Sul basamento del vaso di fiori, nel lato destro, ad incisione, in lettere capitali: GIANNELLI.
Sul coperchio del sarcofago, nel lato sinistro, ad incisione, in lettere capitali: U. CAMBI F. 1871.

Il sepolcro Lachembacher è firmato e datato dall’autore, Ulisse Cambi, che nasce a Firenze nel 1807 e vi muore nel 1895. Illustre scultore toscano, figlio a sua volta di uno scultore inizia la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze (di cui diventerà professore) per poi perfezionarsi a quella di San Luca a Roma. Una volta tornato a Firenze si avvicina alle teorie di Lorenzo Bartolini al quale si ispira per la sua produzione di sculture e monumenti. Di Bartolini fa sua l’idea naturalistica nella rappresentazione scultorea, allontanandosi dall’approccio accademico basato sull’idealità della figura. Negli anni Cambi è autore di diverse sculture e monumenti sepolcrali, tra i quali si ricordano due suoi pregevoli lavori: il monumento al pittore Sabatelli per la Chiesa di Santa Croce a Firenze del 1844 e l’anno successivo la statua di Benvenuto Cellini per il loggiato degli Uffizi. Per il cimitero delle Porte Sante a San Miniato al Monte esegue il famoso monumento alla marchesa Vettori Guerrini, nel 1881 e dieci anni prima, nel 1871, il busto di Ferdinando Quercioli per la Cappella Quercioli e il monumento funebre Lachembacher, entrambi prodotti nella fase matura dell’artista. Il Cambi fu artista operoso ed instancabile fino alla sua morte nel 1895, quando lui stesso fu sepolto insieme alla moglie Giuditta Cioni al cimitero delle Porte Sante. Il suo monumento funebre si ritiene non sia autografo ma prodotto dalla sua stessa bottega per mano del nipote Alfonso (tesi sostenuta da Giancarlo Gentilini autore della relativa scheda per la Soprintendenza). Si devono al Cambi molti dei più stimati monumenti funebri che abbelliscono i cimiteri di Firenze e di tante altre città italiane.

Nell’angelo prodotto per il sepolcro Lachembacher intento nel far cadere un mazzolino di fiori sopra la lastra tombale sottostante, si ritrova un atteggiamento naturalistico che richiama il gusto romantico di matrice fiorentina inaugurato dal suddetto Lorenzo Bartolini. Così sostiene Graziella Cirri, che continua dicendo: “…Il panneggio dell’abito non cade morbido sulle membra rilassate dell’angelo, ma è bloccato da pieghe rigide che contrastano con il vellutato modellato dell’incarnato. Il volto malinconico e meditativo conduce l’occhio dell’osservatore verso la croce posta lungo il lato maggiore del sarcofago, quasi a dare una risposta religiosa all’infausto evento.”

Inoltre, tra le produzioni di Ulisse Cambi, Gigi Salvagnini, rintraccia delle assonanze stilistiche tra l’angelo di questo sepolcro e il monumento funebre di Giuseppe Vettori, collocato nel Cimitero dei Pinti a Firenze (si presume fosse parente della marchesa Vettori Guerrini, del sepolcro sopra citato). Anche il materiale di realizzazione è il medesimo: marmo bianco e marmo bardiglio per entrambi i monumenti.

La lastra tombale con vaso per fiori, collocata perpendicolarmente al sarcofago firmato da Cambi, porta sul basamento del vaso un ulteriore iscrizione ad incisione con il nome di quello che potrebbe essere un autore ulteriore (GIANNELLI). Un’ ipotesi potrebbe essere infatti che il monumento funebre sia stato assemblato in due momenti diversi, considerando anche la distanza di 31 anni tra le morti delle due defunte. Avvalorando questa tesi si presume che il sarcofago con l’angelo (datato 1871) sia opera di Ulisse Cambi (come da iscrizione) mentre la lastra con vaso per fiori possa essere stata aggiunta successivamente (o modificata), alla morte della seconda Lachembacher, e commissionata ad una bottega di manufatti funebri dell’epoca (tale Giannelli). Anche il soggetto, una lastra tombale con vaso per fiori, risulta essere più tipico della produzione funebre su ampia scala, piuttosto che un’opera da commissionare ad un’artista. Valutando però lo stato di conservazione e di degrado della lastra e del sarcofago con angelo, i due elementi sembrerebbero coevi. Potrebbe allora essere plausibile che soltanto il vaso per fiori sia stato aggiunto successivamente, magari come dono da parte di qualche caro delle defunte. In questo caso l’iscrizione potrebbe riferirsi al nome del donatore o a quella dell’autore.

Per quanto riguarda invece le due defunte Lachembacher, non sono state reperite notizie a proposito.

Stato di Conservazione

La mancata manutenzione dell’opera ha portato a trasformare quelle che in origine potevano essere lette come leggere alterazioni (cromatiche e simili) in fenomeni di degrado macroscopici e diffusi.

Angelo

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito quasi omogeneamente su tutta la figura, fatta accezione per alcune zone dove il ruscellamento e lo sgocciolamento dell’acqua risulta maggiore, provocando fenomeni di dilavamento più visibili. In particolare alcune zone del viso, del collo e della mano destra, parte del piede destro, alcuni particolari in aggetto del panneggio e alcuni zone delle ali sul retro. La punta dell’alluce, dell’indice e del dito medio del piede sinistro non sono stati aggrediti da patina biologica, forse per una natura diversa del materiale in quello specifico punto. Risulta ancora del colore originario anche un piccolo particolare di panneggio che si colloca in sottosquadro rispetto alla gamba sinistra dell’angelo.
Si apprezzano licheni di varia colorazione e natura (bianco, giallastro, grigio e nero) distribuiti anch’essi in maniera quasi omogenea, con maggior concentrazione nel panneggio dell’abito e nella parte alta della nuca.
Sul retro dell’ala destra e nella scapola destra (punto fortemente in sottosquadro) si nota una patina verdastra dovuta alla formazione di alghe che qui si sono sviluppare maggiormente in quanto la zona risulta più umida. Inoltre qui è presente anche una estesa concrezione di nuova formazione di materiale carbonatico, disciolto dalle piogge acide e risolidificato grazie al fenomeno di carbonatazione. Questa concrezione risulta poco coesa e solfatata, per via della condensa acida che in questa zona nascosta e molto umida, riesce meglio a formarsi e permanere. Sempre l’umidità ha agevolato il formarsi di vegetazione (muschi) sull’abito all’altezza dell’incavo tra il bacino e le cosce dell’angelo. Sempre nell’incavo si apprezza un deposito superficiale formato da aghi di pino, fogliame e piccole conchiglie.
La superficie risulta molto ruvida al tatto a causa di fenomeni di erosione da piogge acide. Queste hanno disciolto il materiale carbonatico e provocato una degradazione differenziale che mette in vista sotto forma di concrezioni più alte le venature del marmo (la parte più dura del materiale). Il fenomeno si ravvisa su tutta la figura tranne che nelle zone in sottosquadro e nelle parti del volto molto dilavate, dove la carbonatazione non è riuscita ad agire per via del ruscellamento continuo dell’acqua. Le venature sono maggiormente visibili nell’avanbraccio sinistro, nella mano sinistra e nel mazzolino di fiori.
Sul dito medio della mano destra e sulla spalla destra dell’angelo si notano delle altre concrezioni di carbonato di calcio di nuova formazione, più coese delle precedenti e non ancora solfatate.

Sarcofago

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito quasi omogeneamente su tutta la superficie fatta eccezione per la zona intorno alla croce, la croce stessa e per gli spigoli del sarcofago soggetti a maggiore ruscellamento d’acqua. Si apprezzano licheni di varia colorazione e natura (bianco, grigio e nero) distribuiti in maniera omogenea su tutto il sarcofago. La superficie risulta ruvida a causa di erosione da piogge acide come nel caso dell’angelo, ed è estesa su tutta l’opera tranne che nelle zona della croce in sottosquadro. Sul fronte sinistro del sarcofago si nota una frattura che si sviluppa orizzontalmente dal bordo sinistro verso destra, parallelamente al basamento, lunga circa 50 cm.
Sul lato destro del sarcofago si nota una frattura perpendicolare al basamento lunga circa 20 cm; sul lato sinistro due fratture, una parallela al basamento lunga circa 60 cm che si congiunge con quella sul fronte e una più piccola perpendicolare. Sul retro 3 piccole fratture perpendicolari al basamento che si sviluppano dal basso verso l’alto.
Sempre sul fronte del sarcofago, nella congiunzione con la lastra tombale, c’è un distacco totale del materiale con dislocamento dei due elementi di circa 1 cm in avanti.
L’iscrizione ad incisione con la firma dell’autore, collocata nella parte sinistra del coperchio del sarcofago risulta solo parzialmente leggibile.

Lastra tombale

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito omogeneamente su tutta la superficie fatta eccezione per lo spigolo destro che risulta più chiaro. Si apprezzano licheni di varia colorazione e natura (bianco, giallastro, grigio e nero) distribuiti anch’essi in maniera omogenea, con maggior concentrazione nella parte centrale della lastra dove si nota un grande lichene bianco di diametro di 9 cm circa. Le iscrizioni ad incisione al centro della lastra risultano quasi del tutto illeggibili.
Come negli altri casi la superficie è ruvida (erosione da piogge acide) ed estesa su tutta l’opera. Sul lato destro si notano due fratture che si sviluppano perpendicolari al basamento e si allungano per tutto lo spessore del lato fino ad arrivare alla faccia della lastra; una di queste (la più lunga) taglia la lastra all’incirca nel centro. Anche sul lato sinistro una frattura perpendicolare al basamento si allunga fino alla faccia.
Sul fronte sinistro una frattura perpendicolare al basamento si allunga in maniera diagonale verso sinistra e sul fronte destro si notano dei residui di malta che dal bordo destro si allungano orizzontalmente verso sinistra, in maniera lineare (circa 10 cm), come se si fosse staccata la lastra da un’altra collocazione o mancasse in quel punto un elemento che vi era stato apposto. Alla base della lastra, così come alla base del sarcofago, nella zona in contatto col terreno, si apprezza la presenza di vegetazione.

Vaso per fiori

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito omogeneamente su tutta la superficie fatta eccezione per lo spessore del bordo del vaso che risulta più chiaro. Licheni di varia colorazione e natura (bianco, giallastro, grigio e nero) sono distribuiti in maniera più o meno omogenea. La superficie è ruvida (erosione da piogge acide) ed estesa su tutta l’opera. Sul lato destro del basamento si legge bene una iscrizione.

Il Restauro

Si prevedono le seguenti fasi operative:

  • Documentazione fotografica prima, durante e dopo il restauro.
  • Documentazione grafica degli agenti di degrado.
  • Trattamento e rimozione degli organismi biodeteriogeni mediante applicazione di biocida a base di sali di ammonio quaternario (tipo Biotin R altro specifico richiesto dalla D.L.). Il prodotto sarà steso a pennello e laddove necessario sarà applicato a iniezione.
  • Spolveratura di tutti i depositi superficiali, compresi quelli più coerenti di vario spessore. La pulitura sarà eseguita a secco con pennelli di setole morbide e aspirapolvere.
  • Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.
  • Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni e per la rimozione della patina biologica si interviene con impacchi di perossido di idrogeno.
  • Pulitura chimica delle superfici in marmo e in bardiglio finalizzata alla rimozione completa dei biodeteriogeni e dei depositi più consistenti e concrezionati. Verranno eseguite prove preliminari con vari metodi pulitura i saggi saranno eseguiti nelle parti meno visibili con:
  1. solventi e acqua distillata. Se necessario l’operazione potrà prevedere mediante impacco chimico, rimuovendo il materiale mediante spazzolini a setole morbide ed effettuando risciacquo finale delle superfici con spazzolini/nebulizzatori e spugne;
  2. impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa;
  3. in casi particolari, ovvero laddove il modellato era particolarmente delicato e con rischi di cadute, sarà impiegata la strumentazione Laser, che permette la rimozione dei depositi senza contatto diretto con le superfici.
  • Consolidamento delle superfici lapidee, mediante il trattamento realizzato tramite la stesura di silicato d’etile in White spirit con impiego di pennelli e siringhe fino ad imbibizione e rifiuto, tamponando gli eccessi.
  • Consolidamento strutturale mediante il riposizionano delle lastre sconnesse e incollaggio con resina epossidica bicomponente.
  • Stuccature delle fratture o eventuali discontinuità tramite idonee malte e strumenti di precisione, effettuando una colmatura a livello e compattando la malta anche a più riprese fino a finitura. I leganti della malta saranno di calce aerea (grassello di calce) e calce idraulica desalinizzata (Lafarge o altro prodotto idoneo all’uso specifico) caricata con inerti costituiti di polvere di marmo e sabbie silicee, selezionate in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, grana, resistenza meccanica). Verranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, per raggiungere la tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche (tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico) in soluzione al 3%.
  • Trattamento delle lettere in piombo per mezzo di una pulitura meccanica.
  • Ripresa pittorica delle scritte incise mancanti della niellatura in piombo e dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o velature in sottotono mediante pennelli di precisione con colore miscelato a pigmenti di terre super ventilate, collanti reversibili.
  • Trattamento protettivo delle superfici finale sarà steso un protettivo che prolunghi nel tempo la conservazione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Zaira Carlotti Bellio

Monumento Funebre di Zaira Carlotti Bellio

Introduzione Storica Artistica

Il sepolcro si presenta sotto forma di cippo, sul quale è collocato il busto raffigurante Zaira Carlotti Bellio con veste con motivo floreale. Il piedistallo è costituito da un bloccco di pietra serena a cui, in basso, sono state applicate due volute anch’esse in pietra serena. La base di tutto sono due gradini costituiti da due blocchi di pietra serena. Sul fronte vi è la lapide in marmo con lettere in piombo, al di sotto tre maioliche invetriate di cui due angolari e una frontale. Al di sopra un’altra lastra in marmo con lettere in piombo, sovrastata da altre maioliche invetriate, con decorazione floreale, identiche sia per posizione che per decorazione a quelle sottostanti. Al di sopra una malta collega il blocco di pietra serena al busto bronzeo. Tutti i blocchi sono uniti tra di loro tramite malta.

 

Come si evidenzia delle iscrizioni il monumento fu realizzato per volere del marito della pittrice Zaira Carlotti Bellio, morta nel 1918 ed intorno a questa data sarà da collocare anche l’esecuzione materiale del monumento. Sul busto la firma indica come artista Romeo Pazzini. Il ricordo dell’attività pittorica di Zaira Carlotti Bellio rivive nella vivacità dei colori delle ceramiche invetriate usate come inserti decorativi nel monumento.

Stato di Conservazione

Vi sono varie tipologie di degrado come l’ossidazione del bronzo, depositi biologici (licheni crostosi,alghe nere), esfoliazione, fratturazione ed infine mancanze e fratture nelle maioliche.

 

Il pessimo stato di conservazione lascia pensare che non via mai stato fatto un intervento di restauro, l’enorme presenza di malta tra il busto e la pietra serena lascia pensare che qualcuno vi sia intervenuto per evitare che il busto potesse cadere. Il monumento necessita di un immediato intervento di restauro soprattutto per quanto riguarda la struttura in pietra serena. Sul busto vi è la corrosione del bronzo che ha creato un enorme danno, quale la perdita di patina nobile del bronzo. Anche la maioliche invetriate sono in un pessimo stato di conservazione dato dalle numerose mancanze e fratture presenti.

Il Restauro

Restauro del busto in bronzo: bisognerà rimuovere il busto di bronzo per restaurarlo. Rimuovendo la malta si potrà movimentare il busto. Successivamente andrà pulito a secco, tramite bisturi, che è fortemente attaccato nelle sue patine di ossidazione corrosiva. Questa operazione è fondamentale per poter fermare il processo di ossidazione. Bisogna poi attuare una pulizia tramite acqua demineralizzata così da neutralizzare gli ioni che hanno portato a questo fenomeno corrosivo, infine bisogna proteggere il busto cera microcristallina.

Restauro del materiale lapideo: bisognerà iniziare con una depolverizzazione generale seguita dall’ eliminazione del deposito biologico tramite biocidi. Infine bisognerà consolidare le parti in pietra serena con silicato di etile, ricollocare le lastre e stuccare tutte le fratture per proteggerlo da ulteriori danneggiamenti. Restauro delle maioliche: Probabilmente, per restituire una maggiore leggibilità, sarebbe possibile reintegrare le maioliche sottolivello.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Eugenio Marchesini

Monumento Funebre di Eugenio Marchesini

Introduzione Storica Artistica

Si tratta di un monumento funebre dedicato ad Eugenio Marchesini, fratello di Odoardo Marchesini, due importanti figure nel panorama della produzione di argenteria, non a caso possedevano un negozio di gioielleria e argenteria sia a Firenze che a Roma. Durante la loro attività avevano stretto
importanti rapporti con le famiglie fiorentine e romane commissionando importanti oggetti di orefice-ria.

L’opera è composta da tre parti quali: il vaso, il corpo centrale con il bassorilievo in bronzo col ritratto del defunto e infine il basamento. La parte centrale costituisce la sezione più importante e quella più complessa in quanto è articolata in diverse sezioni. Nella prima sezione si trova la rappresentazione di due putti che reggono una corona di alloro ove è possibile rilevare la presenza localizzata di cromie, ai lati dei quali le raffigurazioni di due maschere teatrali. Invece, nella seconda sezione sono presenti due maschere teatrali legate alla decorazione con un festone, tenute da due aquile, con le ali semispiegate. La decorazione appena descritta fa da cornice al bassorilievo bronzeo.
Il basamento è in pietra serena.

Stato di Conservazione

Stato di Conservazione del materiale lapideo:

  • DEPOSITO COERENTE E PARTICELLATO ATMOSFERICO
  • PATINA BIOLOGICA
  • FRATTURE
  • MANCANZE
  • SOLLEVAMENTI
  • DISTACCHI
  • EROSIONE

Stato di Conservazione del Bronzo:

  • ALTERAZIONE CROMATICA

Il Restauro

  • DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA E RILIEVI GRAFICI DELLO STATO DI CONSERVAZIONE
  • CATALOGAZIONE DEGLI ELEMENTI DISTACCATI CON CONSEGUENTE DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA
  • SPOLVERATURA GENERALE DELL’OPERA CON PENNELLI A SETOLE MORBIDE E RIMOZIONE DELLE PIANTE SUPERIORI
  • PROTEZIONE DELLA LASTRA DI BRONZO CON COPERTURE DI NATURA PLASTICA
  • TRATTAMENTO BIOCIDA
  • SAGGI DI PULITURA PER LA RIMOZIONE DELLA PATINA BIOLOGICA PROTEGGENDO LE ZONE POLICROME
  • PULITURA CON IPOLCLORITO DI SODIO
  • CONSOLIDAMENTO CON SILICATO DI ETILE ANCHE DELLE PARTI DISTACCATE
  • INTEGRAZIONE DELLE FRATTURE
  • STUCCATURE
  • INTEGRAZIONI PITTORICHE
  • PROTETTIVO
  • PULITURA LASTRA DI BRONZO
  • PULITURA DELL’AMBIENTE E POTATURA DELLE PIANTE
  • MANUTENZIONE DELL’OPERA

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre al Tenente Zeno Tinti

Monumento Funebre al Tenente Pilota Zeno Tinti

Introduzione Storica Artistica

Il monumento al tenente Tinti è collocato all’interno del Cimitero delle Porte Sante di Firenze.

Realizzato nel 1940 dallo scultore Renzo Baldi (1881 – 1946) è composto da blocchi di pietra forte posti l’uno sull’altro e sui quali è aggrappata un’aquila in bronzo con le ali semi aperte.
Nel blocco centrale in pietra è posto un clipeo con il ritratto del tenente in rilievo. Alla base del monumento un’iscrizione che ricorda il defunto su una targa anch’essa in bronzo.

Complessivamente il monumento misura 130 cm x 220 cm di profondità, la parte centrale invece misura 90 cm x 90cm. Tutta la struttura è alta 270 cm.

 

Stato di Conservazione

Lo stato di conservazione è medio-buono. Su tutta la superficie si rileva un consistente deposito superficiale e un forte attacco da parte di licheni. In alcuni punti della pietra è presente della vegetazione superficiale cresciuta nei punti di assemblaggio delle pietre.

 

Sui blocchi in pietra sono presenti delle fratture, distacchi ed esfoliazioni; nelle parti sottostanti alle parti in bronzo sono presenti macchie causate dal dilavamento delle acque meteoriche sulle parti metalliche.

 

La parte in bronzo si presenta in un discreto stato di conservazione.

Il Restauro

Come intervento di restauro si propone una spolveratura generale con pennelli a setole morbide di varie dimensioni e rimozione delle piante superficiali.
Successivamente si prevede una messa in sicurezza dei frammenti di pietra forte distaccati con iniezioni di resina epossidica e/o malte da iniezione.
Per la pulitura della parte in pietra forte si propone una serie di saggi preliminari con ipoclorito di sodio o con cloruro di benzalconio per stabilire successivamente il metodo di pulitura più adeguato.
Le colature dei prodotti di corrosione solubili del bronzo saranno parzialmente rimosse applicando impacchi di polpa di cellulosa per supportare una soluzione al 5% di Sali di Rochelle in acqua demineralizzata in tempi brevi e differenziati.
Per l’aquila e le altre parti in bronzo si consiglia una pulitura con acqua demineralizzata.
In seguito alle puliture verranno consolidate le parti in pietra e stuccate le fratture e i distacchi con polvere di pietra forte e resina acrilica.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Sepolcro di Rosalia e Enrichetta de Mossig

Sepolcro di Rosalia e Enrichetta de Mossig

Introduzione Storica Artistica

Il monumento funebre alle sorelle De Mossig in marmo bianco è costituito da un basamento cubico che sostiene una croce latina in marmo bianco, con i due terminali e la cuspide leggermente convessi. La croce è decorata in entrambi i lati con tessere musive vetriate e dorate con foglia d’oro, inserti di marmo rosa probabilmente Portasanta e due effigi delle sorelle poste all’estremità superiore e diametricalmente opposte. Su entrambi i lati della croce due semicolonne corinzie di marmo rosa ne sorreggono il braccio orizzontale. Il basamento è inscritto sui quattro lati con i nomi e le date di nascita e di morte delle sorelle ed è decorato su tre facce da elementi in bronzo.

 

 

Stato di Conservazione

Il monumento è in un pessimo stato di conservazione e presenta una serie di degradi del materiale costitutivo: -Patina biologica estesa su tutta la superficie.

  • Pellicola nella porzione superiore del mosaico.
  • Alterazione di colore visibile soprattutto sul basamento.
  • Croste nere di piccola estensione nelle zone laterali che rimangono coperte dal braccio orizzontale della croce e non vengono quindi dilavate dalle acque meteoriche.
  • Presenza di vegetazione prevalentemente muschio cespuglioso.
  • Macchie date dall’ossidazione degli elementi del bronzo (sali di rame).
  • Mancanze di piccole entità sulle colonne laterali rosa e sulle tessere musive che hanno perso la foglia d’oro.
  • Degrado differenziale del marmo rosa.
  • Fratturazione e distacco di porzioni degli inserti di marmo rosa.

Il Restauro

L’Intervento di restauro del monumento prevede:

  • Messa in sicurezza delle porzione distaccate degli inserti di marmo rosa.
  • Trattamento biocida per attaccare licheni e funghi presenti e successivi impacchi con reagenti per eliminare le eventuali macchie lasciati dai licheni. Successivamente al trattamento dato a nebulizzazione tramite spruzzino, il monumento deve essere coperto dalla luce del sole e dagli agenti atmosferici per almeno 24 ore.
  • Rimozione meccanica a bisturi dei muschi cespugliosi.
  • Saggi di pulitura per definire il reagente e i supportanti più adatti e tempi di posa degli impacchi.
  • Pulitura superficiale del marmo con acqua demineralizzata e spazzole a setole morbide/medie.
  • Pulitura delle tessere musive con acqua demineralizzata e spazzolini a setole medie.
  • Pulitura ad impacco del corpo marmoreo.
  • Incollaggio delle porzioni distaccate tramite resina epossidica adatta all’esposizione esterna.
  • Stuccature e integrazione delle mancanze con malte a base di calce e inerti.
  • Trattamento consolidante delle superfici.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Tomba Cesare Paoli

Tomba Cesare Paoli

Introduzione Storica Artistica

La tomba in onore di Cesare Paoli si trova nella zona Nord-Est del cimitero monumentale delle Porte Sante, posto alle spalle della basilica di San Miniato al Monte. Entrambi i complessi sono collocati sull’antica fortezza medicea eretta da Michelangelo. Il monumento funerario è composto da due materiali, una stele realizzata mediante un a pietra calcarea organogena, ed una lapide in marmo dove è presente una scritta con lettere in bronzo. Infine è presente un clipeo bronzeo aventi misure h 44 cm e l 36 cm con l’effige di Cesare Paoli.

Stato di Conservazione

Il monumento si presenta in un pessimo stato di conservazione con stati di degrado diffusi su tutta l’opera, stati che ne compromettono anche l’integrità strutturale. L’opera è interessata da patina biologica, fratturazioni, macchie, erosione, degrado differenziale, mancanze e distacchi.

 

Il clipeo bronzeo presenta patine di tenorite diffuse sulla maggior parte della sua superficie.

Il Restauro

L’intervento di restauro conservativo si articolerà in varie fasi prime, fra tutte, documentazione fotografica e realizzazione dei grafici atte ad identificare gli stati di degrado. Seguiranno pulitura preliminare mediante aspirapolvere e pennello a setole morbide allo scopo di eliminare il deposito superficiale incoerente presente sull’opera. Dato il precario stato di conservazione sarà opportuno effettuare un preconsolidamento localizzato mediante silicato di etile al 75% in soluzione con white spirit. In seguito si effettueranno saggi di pulitura mediante acqua demineralizzata e ipoclorito di sodio supportati da carta giapponese e polpa di cellulosa allo scopo di individuare il metodo migliore di pulitura. Per la rimozione della calcantite, dovuto al degrado del bronzo, si effettueranno impacchi con prodotti chelanti. Per le fratturazioni si realizzeranno microstuccature con inerti aventi granulometria e tonalità simile alla pietra calcarea. Infine saranno realizzate le opere di consolidamento e di protezione. Il consolidamento sarà effettuato mediante silicato di etile al 75% in soluzione con white spirit, mentre per il protettivo verrà utilizzato silo 112.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Edicola di Filippo Cordova – 1870

Edicola di Filippo Cordova - 1870

Introduzione Storica Artistica

Tutti gli elementi architettonici dell’edicola sono in pietra serena ad esclusione della nicchia lavorata in pietra forte, dell’ara e del busto in marmo di Carrara. La cancellata, composta da sei elementi rettangolari, è in ferro battuto.
Le due colonne quadrangolari e le due mezze colonne addossate alla parete di fondo hanno capitelli e peducci cubici con stemmi e foglie d’acanto. Il timpano presenta sulla sommità una croce di marmo lavorata mentre manca lo stemma inserito originariamente nella parte centrale dell’architrave come si evince dalla presenza di malta di allettamento nell’incasso. Il busto di marmo del defunto (h 75cm, autore Giuseppe Frattelloni), era collocato all’interno della nicchia e fermato con un perno di ferro sull’ara di marmo con epigrafe incisa: “ F. Cordova era il più vigoroso atleta nelle lotte parlamentari / Ogni partito sarebbe stato lieto poterlo annoverare tra i suoi (A. Mari, presidente della Camera dei Deputati, tornata del dì 26 novembre 1868)”.

Attualmente il busto fratturato alla base è conservato in un cortile interno della Basilica adibito a deposito materiali.

Sulle pareti laterali all’edicola sono inseriti due stemmi in pietra serena con iscrizioni.
La cancellata, particolarmente ossidata, presenta rotture in corrispondenza di alcuni cardini.

Stato di Conservazione

Alterazioni

  • piante superiori
  • patina biologica
  • depositi atmosferici di natura coerente ed incoerente
  • fratture
  • distacchi
  • disgregazioni
  • esfoliazioni
  • alterazione cromatica
  • croste nere
  • ossidazione elementi di ferro

Il Restauro

Proposta di restauro

  • recupero frammenti
  • pronto intervento materiale in caduta
  • trattamento biocida
  • pulitura
  • consolidamento superficiale
  • incollaggi della base e del busto
  • stuccature
  • integrazione delle mancanze
  • ripresa cromatica
  • trattamento protettivo delle superfici
  • trattamento della recinzione in ferro (revisione sistema di apertura)

Nello specifico le fasi di lavoro saranno le seguenti:

Spolveratura di tutti i depositi superficiali compresi quelli più coerenti di vario spessore. La pulitura sarà eseguita a secco con spazzole di setole morbide e aspirapolvere.

Trattamento degli elementi in ferro effettuato rimovendo prima gli ossidi polverosi con pennelli, microtrapano e spazzolini metallici, applicando quindi un convertitore degli ossidi di ferro presenti sulla superficie. Queste due fasi saranno seguite da un trattamento estetico con vernice satinata color ferro, applicata a pennello

Preconsolidamento localizzato da effettuarsi esclusivamente sulle zone che presentano fenomeni di esfoliazione e decoesione, con pericolo di caduta. Il trattamento sarà realizzato tramite iniezione di silicato d’etile, con pennelli e siringhe, tamponando gli eccessi.

Pulitura chimica delle superfici finalizzata alla rimozione completa dei depositi più consistenti e concrezionati. L’operazione sarà eseguita mediante impacco chimico - se necessario in più cicli, fino a completa pulitura - formato da una soluzione di carbonato di ammonio al 10 % (o altra percentuale in base alle esigenze) in acqua di rete, utilizzando polpa di carta come sospendente e interponendo carta giapponese tra la superficie e l’impacco, con tempi variabili e previa campionatura. Per ogni applicazione d’impacco è prevista la copertura delle superfici trattate con fogli d’alluminio, tesa a evitare la troppo veloce evaporazione della soluzione ed aumentarne così l’efficacia. Verrà quindi effettuata la successiva rimozione dell’impacco e dello sporco sottostante ammorbidito, utilizzando acqua di rete e spazzolini a setole sintetiche. È compreso il risciacquo finale con spazzolini/nebulizzatori e spugna.

Consolidamento superficiale effettuato sulle zone che presentano fenomeni di esfoliazione, decoesione, mancanza di aggregazione e che abbiano necessità di un trattamento riaggregante. Il trattamento sarà realizzato tramite la stesura di silicato d’etile, con pennelli e siringhe, fino ad imbibizione e rifiuto, tamponando gli eccessi.

Incollaggio di fratture nel caso di parti fessurizzate e maggiormente alterate. L’operazione di riadesione verrà eseguita mediante resina epossidica bicomponente, applicata a spatola o per iniezione.

Stuccature di micro/macrofratture tramite idonee malte e strumenti di precisione effettuando una colmatura a livello, compattando la malta anche a più riprese fino a finitura. I leganti della malta saranno di calce, in rapporto 1:3, mentre gli inerti saranno polvere di pietra serena e sabbie silicee, selezionati in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, granulometria, resistenza meccanica). Saranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, fino al raggiungimento della tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico, secondo le indicazioni della D.L., in soluzione al 3%.

Presentazione estetica delle superfici mediante la reintegrazione pittorica di tutte le stuccature, nonché dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o velature in sottotono mediante pennelli di precisione o altri strumenti idonei, con colore miscelato a pigmenti di terre superventilate, resina acrilica e altri prodotti idonei all’uso specifico

Trattamento protettivo dell’intera superficie mediante la stesura a pennello, tale da non provocare la formazione di macchie o di pellicole lucide ed ingiallimenti, con un prodotto idrorepellente e traspirante di polisilossani oligomeri disciolti in ragia minerale o altro prodotto idoneo all’uso specifico, secondo le indicazioni della D.L.. Il tutto per dare il titolo compiuto e finito a regola d’arte.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre Pietro Desideri

Monumento Funebre Pietro Desideri

Introduzione Storica Artistica

Si tratta di un sepolcro di base rettangolare costituito nella parte bassa da una lastra in marmo bianco di Carrara incorniciata con lastre di Bardiglio, dove si legge l’epigrafe (con lettere di piombo):
“QUI
UNITO AL TANTO AMATO FIGLIO
RIPOSA
FRANCESCO DESIDERI
DI ANI 55
29. LUGLIO. 1923
--------------------
PIETRO DESIDERI
NATO 24 OTTOBRE 1901
MORTO 14 FEBBRAIO 1950
LA VEDOVA ADDOLORATA
---------------------
COSTANZA GARDINI VED. DESIDERI
N. 19-2-1863 – M. 31-3-1954
143”

La struttura in pietra serena fa un richiamo al trono di Re che per la sua tipologia formale si potrebbe considerare di stile Art Deco, ma per il periodo nel quale fu realizzato dovrebbe considerarsi influenzato dallo stile Liberty (Art Noveau), nella parte frontale della base e con lettere di rame si legge:

“AGUSTO DESIDERI
1899 1914”

Nel livello successivo, ovvero la parte della seduta, è presente un piccolo medaglione con dentro una fotografia piuttosto alterata. Successivamente, nello schienale di questo trono, vi sono due lastre di breccia una delle quali è collassata e in parte persa. La parte superiore dello schienale presenta una scritta incisa nella pietra serena:

“PIEGO’ COME
PALLIDO GIACINTO”

Sul trono era collocata una statua in bronzo raffigurante un giovane seduto in veste borghese del novecento che rivolge lo sguardo verso lo spettatore e che nelle mani ha un libro aperto. Necessario è però soffermarsi nella descrizione di questa scultura bronzea già che è di un alto livello artistico e di dimensioni notevoli. Il ragazzo occupato in una delle sue letture quotidiane, seduto con le gambe crociate, è come se improvvisamente venisse interrotto da noi spettatori rivolgendoci lo sguardo in maniera serena e interessata. La tecnica esecutiva di questo bronzo è meravigliosa, curata nei minimi dettagli come le scarpe, la veste, il libro e il volto.
Il complesso sepolcrale è arricchito da tre vasi, uno cubico in pietra serena e altri due in marmo bianco, uno dei quali è perso quasi totalmente.
Notizie storico critiche:
Il monumento funerario di Augusto Desideri si trova nella sezione M (detta della Montagnola) all’estremo meridionale della Fortezza, dentro al Cimitero Monumentale delle Porte Sante a San Miniato al Monte.
La Fortezza di San Miniato, opera michelangiolesca voluta da Cosimo I de’Medici, fu realizzata per contrastare l’assedio del 1529-1530, dentro della quale si trova la basilica romanica di San Miniato al Monte che è databile al XI – XII secolo e consacrata al martire San Miniato che, secondo la legenda, giunse a Firenze nel 250.

La prima concezione del Campo Santo sul retro della basilica, sorge nella seconda meta del XVIII secolo quando nel 1773 il prof. Giovanni T. Tozzetti redatta un progetto di massima che destinava a cimitero l’intera Fortezza di San Miniato. Poi nel 1839 l’avvocato Giuseppe Tassinari scrisse frasi che rivelavano come la solennità del luogo sembrasse creata apposta per la meditazione intorno alla morte. Il 2 marzo 1844 una risoluzione Granducale incaricava la progettazione di un cimitero all’architetto Matas, ma per diverse questioni incerte i lavori furono rinviati fino il 19 dicembre 1849, anno in cui si cominciò con la parte antistante della Basilica, sempre col progetto approvato dal Granduca e che il Matas stesso condusse fino al 1855. Quasi dieci anni dopo, nel 1864, viene reso pubblico un nuovo progetto all’architetto Mariano Falcini per l’utilizzo dell’intera Fortezza. In questa circostanza venne però consentito al Falcini di fare sventrare la muraglia della Fortezza per un ingresso monumentale dinanzi alla Basilica. Da un sepoltuario pubblicato dal Cerboni sembra che le prime inumazioni risalgono al 1857.
Il sepolcro di Augusto Desideri è composto di una parte lapidea strutturale e da una scultura bronzea. La struttura è d’autore anonimo mentre la scultura reca una scritta che riporta: “Fond. G. Vignali Firenze”. Su questo argomento è importante ricordare che tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento la Fonderia Vignali è considerata tra le più importanti sul territorio fiorentino anche perché sopravvissuta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che durerà fino alla morte del proprietario Gusmano Vignali avvenuta nel 1953.
L’8 giugno 2001 si è verificato un tentativo di furto nella zona cimiteriale e tra le opere strappate si indica la scultura di Augusto Desideri che, grazie alla perizia e al coraggio di un custode del cimitero, questa e altre opere di alto valore artistico sono state recuperate e messe in sicurezza in un cortile interno del cimitero.

Stato di Conservazione

Dopo una prima revisione del complesso sepolcrale risulta evidente che lo stato di conservazione è critico. Le principali problematiche che presenta l’opera sono:

  •  Deposito superficiale coerente ed incoerente sui piani orizzontali degli elementi costitutivi in pietra serena marmo e del bronzo.
  • Croste calcaree (tipo scialbatura) in zone della lastra di marmo.
  • Degrado differenziale presente nelle lastre di breccia che decorano lo schienale del trono.
  • Esfoliazione presente soprattutto nella parte inferiore della base del trono in pietra serena dovuta forse alla risalita capillare.
  • Fratturazione nelle lastre di breccia, in gran parte del trono in pietra serena e del vaso in marmo.
  • Macchie di rame sulla seduta in pietra serena dovuta alla presenza della scultura in bronzo.
  • Mancanza di gran parte di un vaso in marmo, anche di più della metà di una lastra in breccia e di alcuni elementi in pietra serena, così come la mancanza della scultura in bronzo che è messa in sicurezza dentro un cortile dei custodi del Cimitero.
  • Scagliature presenti nella pietra serena nella parte superiore dello schienale del trono.
  • Patina biologica presente su gran parte della superficie del sepolcro.
  • Patina ossidata presente in alcune aree della scultura in bronzo e patina cosiddetta nobile.

Il Restauro

Dopo la valutazione dello stato di conservazione si procederà con la documentazione fotografica del sepolcro per indicare le varie fasi di restauro. In conformità al lessico del Normal-1/88, relativo alle «Alterazioni Macroscopiche del Materiale Lapideo», verranno identificate le aree deteriorate. Contemporaneamente si auspica l’esecuzione di appropriate indagini scientifiche sia dei materiali lapidei che dei metalli.

Metodologia d’intervento

MATERIALE LAPIDEO

  • Spolveratura generale e specifica della superficie con pennelli a setole morbide di diverse dimensioni per la rimozione dei depositi incoerenti presenti sull’opera.
  • Trattamento degli elementi in metallo presenti nel complesso (medaglione in bronzo, ancoraggi della scultura rimasti dopo l’asporto della stessa).
  • Possibile rimozione dei pezzi di ferro che servivano come ancoraggio alla scultura in bronzo e che sono rimasti esposti dopo il tentativo di furto nel 2001 della scultura.
  • Trattamento e rimozione di patine biologiche tramite biocida a seguito di altra rimozione dei depositi incoerenti mediante spolveratura.
  • Preconsolidamento delle scaglie sollevate negli elementi in pietra serena.
  • Rimozione dei depositi coerenti mediante impacchi con soluzione acquosa contenenti sostanze che ne favoriscono la rimozione (i prodotti saranno scelti solo dopo test preliminari localizzati sui diversi tipi di materiale con tempistiche diverse).
  • Rimozione di efflorescenze saline dal basamento del trono tramite impacchi di acqua demineralizzata.

Pulitura con acqua demineralizzata nebulizzata a seguito della pulitura meccanica con bisturi, e spatole dei residui crostosi della patina biologica e altre depositi coerenti.

  • Consolidamento della superficie tramite prodotti compatibili al materiale trattato.
  • Incollaggio e consolidamento delle parti a rischio di perdita.
  • Integrazione delle parti mancanti (a considerazione e previa autorizzazione della Soprintendenza).
  • Stuccature tramite polvere di marmo oppure polvere in pietra serena a seconda dei casi con microemulsione acrilica come legante.
  • Ripresa estetica se necessaria adoperando sempre materiale reversibile ma adatto alle condizioni ambientali.
  • Applicazione del protettivo.
  • Ricollocazione e ancoraggio della scultura in bronzo nel suo posto originale (previo restauro della scultura) a seguito delle stuccature necessarie.
  • Schedatura del piano di manutenzione.

METALLI

  • Spolveratura generale e specifica della superficie con pennelli a setole morbide di diverse dimensioni per la rimozione dei depositi incoerenti presenti sull’opera.
  • Trattamento e rimozione della patina ossidata fino ad arrivare alla patina così detta nobile tramite tamponatura localizzata (questi tamponi si faranno dopo una accurata scelta risultante dei diversi saggi di pulitura localizzati con prodotti e tempistiche diverse).
  • Pulitura meccanica con bisturi e spatole dei residui crostosi e di altri depositi coerenti.
  • Reintegrazione delle parti mancanti, in questo caso dei nuovi ancoraggi che serviranno per fissare la scultura sul trono in pietra serena (previa autorizzazione della Soprintendenza).
  • Applicazione del protettivo.
  • Ricollocazione e ancoraggio della scultura in bronzo nel suo posto originale (previo restauro del sepolcro) a seguito delle stuccature necessarie.
  • Schedatura del piano di manutenzione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – abstract

Abstract

L'idea di un luogo di sepolture vicino a San Miniato nacque intorno al 1837 anche se il camposanto fu inaugurato undici anni dopo, nel 1848.

Il progetto, inizialmente affidato all'architetto Niccolò Matas (l'autore della facciata della basilica di Santa Croce), venne ingrandito e nel 1864 Mariano Falcini utilizzò a tale scopo l'area della fortezza cinquecentesca che si stendeva intorno alla chiesa.

Il progetto del nuovo cimitero si accrebbe parallelamente allo sviluppo della nuova rete viaria, elaborata dal Poggi che, con l'apertura del viale dei Colli e dello scalone monumentale, creava nuove modalità di accesso alla basilica.

Il complesso intervento di restauro condotto dagli studenti e dai docenti dell'Istituto interesserà diversi sepolcri situati all'interno del cimitero.