Restauro Paramenti Murari – Oratorio Sant’Antonio Abate – Perugia – Channel

Porte Sante – restauro monumenti funebri – cantiere

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Pasquale Villari

Monumento Funebre di Pasquale Villari

Introduzione Storica Artistica

Il monumento funebre è realizzato in marmo, per quanto riguarda la lapide, e in pietra serena il basamento con cornici modanate. Sulla lapide vi è presente un’immagine di profilo del defunto in rilievo, circondata da una scritta incisa e niellata in piombo, che recita “Suo ideale fu il rinnovamento d'Italia”. Il tutto è circondata da una cornice anch'essa in pietra serena.

Stato di Conservazione

La lapide in marmo si presenta in cattivissimo stato di conservazione a causa del fenomeno di deformazione e sollevamento superficiale e localizzato del materiale che ha creato varie fratture, di cui le più preoccupanti sono due lesioni gravi. La prima interessa sia il bordo superiore sia parte del rilievo del defunto. La seconda è situata sull'orlo sinistro della stessa lapide. Le due fratture potrebbero causare un cedimento interno del marmo sepolcrale con una degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nel materiale, diffusamente presente una patina biologica in uno strato sottile, morbido e omogeneo, aderente alla superficie. La patina biologica è costituita da microrganismi cui possono aderire polvere, terriccio, ecc.

L'iscrizione si presenta lacunosa in molte sezioni in piombo a causa della mancanza delle lettere medesime. Presenza di vegetazione superiore come muschi e piante sia sulla lastra che nel perimetro del basamento.

Il Restauro

Si prevedono le seguenti fasi operative:

a) Documentazione fotografica prima, durante e dopo il restauro.

b) Documentazione grafica degli agenti di degrado.

c) Trattamento e rimozione degli organismi biodeteriogeni mediante applicazione di biocida a base di sali di ammonio quaternario (tipo Biotin R altro specifico richiesto dalla D.L.).

Il prodotto sarà steso a pennello e laddove necessario sarà applicato a iniezione.

d) Spolveratura di tutti i depositi superficiali, compresi quelli più coerenti di vario spessore. La

pulitura sarà eseguita a secco con pennelli di setole morbide e aspirapolvere.

e) Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.

f) Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni e per la rimozione della patina biologica si

interviene con impacchi di perossido di idrogeno.

g) Pulitura chimica delle superfici in marmo e in bardiglio finalizzata alla rimozione completa

dei biodeteriogeni e dei depositi più consistenti e concrezionati. Verranno eseguite prove

preliminari con vari metodi pulitura i saggi saranno eseguiti nelle parti meno visibili con:

- solventi e acqua distillata. Se necessario l’operazione potrà prevedere mediante impacco

chimico, rimuovendo il materiale mediante spazzolini a setole morbide ed effettuando

risciacquo finale delle superfici con spazzolini/nebulizzatori e spugne;

- impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con

differenti tempi di posa.

- in casi particolari, ovvero laddove il modellato era particolarmente delicato e con rischi di

cadute, sarà impiegata la strumentazione Laser, che permette la rimozione dei depositi

senza contatto diretto con le superfici.

h) Consolidamento delle superfici lapidee, mediante il trattamento realizzato tramite la stesura

di silicato d’etile in White spirit con impiego di pennelli e siringhe fino ad imbibizione e

rifiuto, tamponando gli eccessi.

i) Sopporto della lapide in marmo con un panello in Aerolam sagomato a misura sottolivello

(pannelli multistrato a nido d'ape in alluminio spessore minimo 2 o 3 cm).

j) Consolidamento strutturale delle grosse fratture mediante incollaggio con resina

epossidica bicomponente.

k) Stuccature delle fratture o eventuali discontinuità tramite idonee malte e strumenti di precisione, effettuando una colmatura a livello e compattando la malta anche a più riprese fino a finitura.

I leganti della malta saranno di calce idraulica desalinizzata (Lafarge o altro prodotto idoneo all’uso specifico) caricata con inerti costituiti di polvere di marmo e sabbie silicee, selezionate in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, grana, resistenza meccanica). Saranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, per raggiungere la  tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche (tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico) in soluzione al 3%.

l) trattamento delle grappe in ferro mediante la conversione e protezione applicata a pennello di una vernice satinata.

m) trattamento delle lettere in piombo per mezzo di una pulitura meccanica.

n) Ripresa pittorica delle scritte incise e dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da

essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o velature in sottotono mediante pennelli di precisione con colore miscelato a pigmenti di terre super ventilate, collanti reversibili.

o) Trattamento protettivo delle superfici finale sarà steso un protettivo che prolunghi nel tempo

la conservazione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Antonio Piatti

Monumento Funebre di Antonio Piatti

Introduzione Storica Artistica

La grande scultura è firmata dall'autore Emanuele Caroni, nato a Roncate in provincia di Como nel 1826. Fu allievo di Vincenzo Vela a Milano e di Lorenzo Bartolini a Firenze. Combatté contro gli austriaci nelle Cinque Giornate di Milano. Stabilitosi a Firenze aprì uno studio e “da allora furono molte le opere da lui eseguite” (De Gubernatis, 1892). All'esposizione di Parigi del 1867 fu premiato con una medaglia d'oro, molte sue opere vennero replicate; la “Fede”venne esposta nel Cimitero di Trespiano. In questa statua di angelo, eseguita con molta grazia e ispirazione, mostra le influenze di Lorenzo Bartolini. Dal 12 Dicembre 1875 è Accademico corrispondente nella Classe degli Scultori (Atti di Collegio, 1888). All'esposizione italiana del 1861 espone “Schiava alla vendita”, statua in marmo.
Per quanto riguarda il personaggio sepolto non è stata reperita alcuna notizia.

Stato di Conservazione

Sul frontone posto sulla cima della struttura trapezioidale in pietra serena l'iscrizione è pressoché illeggibile a causa di un forte degrado caratterizzato nello specifico da erosione con conseguente polverizzazione e perdita di materiale. Si notano intorno alle aree polverizzate fenomeni di effluorescenza con presenza di sali sulla superficie.
La struttura si presenta, ad una prima analisi, fortemente inclinata in avanti fenomeno probabilmente dovuto alla diversa reazione ai cambiamenti termici e di umidità dei diversi materiali lapidei che compongono il manufatto (interno: laterizi, malta, esterno: blocchi di pietra serena).
Le lastre di rivestimento lavorate a bugnato presentano molte mancanze dovute all'esfoliazione della pietra, sui due scalini e sul basamento questo fenomeno è molto marcato e si notano rigonfiamenti causati dall'umidità di risalita.
Sugli scalini e nella zone di ristagno è consistente la presenza di muschi e di licheni. Dietro la scultura lo stipite in marmo bianco presenta un degrado differenziale, mentre le lastre costituenti la porta hanno ceduto scoprendo la struttura interna in laterizi.
La scultura dell'angelo presenta una patina biologica e croste nere nelle zone non soggette al dilavamento delle piogge meteoriche. Le altre aree risultano invece ruvide e porose con processi di carbonatazione e solfatazione piuttosto estesi.

Il Restauro

La prima operazione sarà quella di recuperare i frammenti distaccati assicurando quelli instabili. Successivamente si procederà con un trattamento biocida su tutta la superficie rimuovendo, in una seconda fase, i licheni e le patine algali con spazzole a setole di medio spessore. Per la rimozione delle croste nere si applicheranno impacchi localizzati di carbonato di ammonio al 10% in tempi differenziati e con ripetuti risciacqui finali con acqua demineralizzata. Terminata la pulitura sarà possibile eseguire dei consolidamenti differenziati tra le parti in pietra e le parti di marmo. Tutti i sollevamenti, le fessurazioni e le parti distaccate saranno fermate ed integrate con malte idonee. Ove necessario, si eseguiranno riprese pittoriche. Come intervento finale si consiglia un trattamento finale di tutte le superfici.


Fasi del restauro

Pulitura

Impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Giulia Landucci

Monumento Funebre di Giulia Landucci

Introduzione Storica Artistica

Il sepolcro di marmo di Giulia Landucci, a pianta rettangolare in forma di piccolo feretro istoriato, presenta sulla sommità la scultura di una bambina distesa su un cuscino e avvolta in un panneggio ricamato. Nella parte superiore del sarcofago sono presenti il maggior numero di decorazioni, tra cui torelli di presunta breccia rosa inseriti all’interno di cornici scolpite. Nelle due specchiature laterali più grandi, di forma trapezoidale, sono presenti bassorilievi di scene sacre: due figure angeliche e le Parche (autore: Giovanni Topi), mentre in quelle più piccole sono presenti uno stemma con iscrizione incisa e un toro, presumibilmente il segno zodiacale della bambina.  Ai quattro angoli sono presenti decorazioni fitomorfe a tuttotondo con sotto piccole teste di rapaci, mentre lungo il bordo inferiore si alternano oculi contenenti fiori diversi tra loro. La parte inferiore del sepolcro è decorata a bassorilievo con i vari segni zodiacali intervallati da cornici rettangolari scolpite, nelle quali poteva essere presente una decorazione. La base quadrangolare è in arenaria,  priva di decorazioni e ben conservata. I lati esterni che delimitano il perimetro della tomba sono composti da una cornice marmorea,  con elementi decorativi zoomorfi e fitomorfi a bassorilievo negli angoli, che presentano variazioni solo nei pilastrini. Lungo i lati è presente un’epigrafe : “ Quella onde tu nell’adorato Maggio splendido fior sorgesti, allo squallente autunno ti raccoglie a tocco dall’ala dell’oscurità Diva”.

Stato di Conservazione

Il sepolcro si presenta in un cattivo stato di conservazione con diverse mancanze e lacune soprattutto nelle parti più fragili e finemente lavorate, quelle più consistenti si riscontrano soprattutto nei pilastrini angolari della cornice esterna. Si notano fessurazioni localizzate, decoesioni, alveolizzazioni, pitting, degrado differenziale e consistenti croste nere dovute all’inquinamento atmosferico. Alghe verdi e rosse, licheni crostosi bianchi e bruni hanno aggravato sia la disgregazione che l’erosione del marmo. Tra il sarcofago e la base si notano tracce di acqua persistenti.

Il Restauro

  • Documentazione grafica e fotografica delle varie fasi di restauro.
  • Spolveratura accurata con pennelli a setole morbide per la rimozione dei depositi di natura incoerente.
  • Trattamento con biocida idoneo e successivo risciacquo dopo il necessario tempo di posa.
  • Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni.
  • Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.
  • Saggi di pulitura nelle parti meno visibili con: impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa.
  • Consolidamento.
  • Incollaggio dei frammenti distaccati.
  • Stuccature
  • Chiusura delle fessurazioni con polveri di marmo aggregate da microemulsione acrilica.
  • Integrazione delle mancanze.
  • Ripresa del colore.
  • Trattamento protettivo delle superfici.

Fasi del restauro

Pulitura
Impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Achille Fagnoni

Monumento Funebre di Achille Fagnoni

Introduzione Storica Artistica

DESCRIZIONE: Il sepolcro è costituito da un plinto liscio cilindrico sul quale è il busto di un fanciullo, la lapide in marmo bianco presenta iscrizioni incise, la lapide è delimitata da fasce di marmo bardiglio.

ISCRIZIONI: sepolcrale a incisione, lettere capitali, sulla lapide:

LUIGI FAGNONI E ELENA

MELOTTI QUI CHIUSERO LE SPOGLIE DELL’UNICO FIGLIO ACHILLE MORTO IN PERUGIA A

19 DICEMBRE 1867 D’ANNI QUATTORDICI APPENA PER INTELLETTO VINCENTE L’ETA’

PER GRAZIOSI COSTUMI VISSE CARO A TUTTI CARISSIMO AI GENITORI INCONSOLABILI

CUI IL FUNESTO CASO CONFERMO’ LA MISERIA DELL’UMANA VITA.

 

L’opera è firmata da Pio Fedi (Viterbo, 31 maggio 1816 – Firenze, 1° giugno 1892) il quale si formò all' Accademia di belle Arti di Firenze ed ebbe modo di visitare anche Vienna, per due anni, dal 1837 al 1838. Fin dalla sua gioventù la sua produzione è particolarmente ricca di disegni e bozzetti.

In quegli anni a Firenze si scontravano due correnti in scultura, e lui seguì prima la linea purista per poi avvicinarsi a quella del realismo ideale. Scolpì due sculture per il loggiato degli Uffizi (Nicola Pisano - firmata - e Andrea Cesalpino), ma il suo lavoro più noto è il Ratto di Polissena, dal vivo dinamismo, unica scultura moderna scelta per figurare nella Loggia della Signoria (1866).Tra le molte opere si ricordano anche la Libertà della  Poesia per il monumento funebre di Giovan Battista Niccolini in Santa Croce (probabile ispirazione per la celebre Statua della Libertà di Bartholdi), il disegno del Monumento al Generale Manfredo Fanti in Piazza San Marco a Firenze, o la statua di Pietro Torrigiani nel Giardino Torrigiani. Il suo studio si trovava dal 1842 in via dei Serragli, nella ex-chiesa dello scomparso monastero di Santa Chiara che ancora oggi viene indicata come la Galleria Pio Fedi. È sepolto nel cimitero monumentale dell'Antella.

COLLOCAZIONE: Il sepolcro è situato all’interno del cimitero delle Porte Sante, nella sezione denominata Pozzo.

 

Stato di Conservazione

MATERIALI E TECNICHE: Scultura in marmo bianco, perimetro lapide in marmo bardiglio.

STORIA CONSERVATIVA: Alla luce di quanto rilevato nel corso dei sopralluoghi e delle notizie reperite nella letteratura consultata, il monumento non sembra essere stato oggetto di interventi di restauro e tanto meno di manutenzione, almeno per quanto concerne gli ultimi decenni.

STATO DI CONSERVAZIONE: mediocre, forte presenza di biodeteriogeni, quali alghe e licheni, nelle aree non dilavate sono visibili croste nere. La lapide fessurata in due parti e sconnessa con presenza di vegetazione negli interstizi, presenza di vegetazione, le lettere della scritta sono erose.

VANDALISMI: Nessun dato rilevato.

CONSIDERAZIONI SULLO STATO DI CONSERVAZIONE: L’opera presenta uno stato di conservazione mediocre, un intervento di pulitura e restauro atti a limitare la proliferazione degli agenti biodeteriogeni e una manutenzione periodica consentirebbero una godibilità dell’opera duratura nel tempo.

Il Restauro

Si prevedono le seguenti fasi operative:

a) Documentazione fotografica prima, durante e dopo il restauro.

b) Documentazione grafica degli agenti di degrado.

c) Trattamento e rimozione degli organismi biodeteriogeni mediante applicazione di biocida a

base di sali di ammonio quaternario (tipo Biotin R altro specifico richiesto dalla D.L.). Il

prodotto sarà steso a pennello e laddove necessario sarà applicato a iniezione.

d) Spolveratura di tutti i depositi superficiali, compresi quelli più coerenti di vario spessore. La

pulitura sarà eseguita a secco con pennelli di setole morbide e aspirapolvere.

e) Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.

f) Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni e per la rimozione della patina biologica si

interviene con impacchi di perossido di idrogeno.

g) Pulitura chimica delle superfici in marmo e in bardiglio finalizzata alla rimozione completa

dei biodeteriogeni e dei depositi più consistenti e concrezionati. Verranno eseguite prove

preliminari con vari metodi pulitura i saggi saranno eseguiti nelle parti meno visibili con:

- solventi e acqua distillata. Se necessario l’operazione potrà prevedere mediante impacco

chimico, rimuovendo il materiale mediante spazzolini a setole morbide ed effettuando

risciacquo finale delle superfici con spazzolini/nebulizzatori e spugne;

- impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con

differenti tempi di posa.

- in casi particolari, ovvero laddove il modellato era particolarmente delicato e con rischi di

cadute, sarà impiegata la strumentazione Laser, che permette la rimozione dei depositi

senza contatto diretto con le superfici.

h) Consolidamento delle superfici lapidee, mediante il trattamento realizzato tramite la stesura

di silicato d’etile in White spirit con impiego di pennelli e siringhe fino ad imbibizione e

rifiuto, tamponando gli eccessi.

i) Consolidamento strutturale mediante il riposizionano delle lastre sconnesse e incollaggio

con resina epossidica bicomponente.

j) Stuccature delle fratture o eventuali discontinuità tramite idonee malte e strumenti di precisione, effettuando una colmatura a livello e compattando la malta anche a più riprese fino a finitura.

I leganti della malta saranno di calce idraulica desalinizzata (Lafarge o altro prodotto idoneo all’uso specifico) caricata con inerti costituiti di polvere di marmo e sabbie silicee, selezionate in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, grana, resistenza meccanica). Saranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, per raggiungere la  tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche (tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico) in soluzione al 3%.

k) Ripresa pittorica delle scritte incise e dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da

essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o

velature in sottotono mediante pennelli di precisione con colore miscelato a pigmenti di

terre super ventilate, collanti reversibili.

l) Trattamento protettivo delle superfici finale sarà steso un protettivo che prolunghi nel tempo

la conservazione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Camille Lachembacher

MONUMENTO FUNEBRE DI CAMILLE LACHEMBACHER 

Introduzione Storica Artistica

Il sepolcro è costituito da un’ampia lastra tombale (le iscrizioni incise sono al momento quasi totalmente illeggibili) con un vaso di fiori (sul cui basamento è leggibile un’iscrizione) posizionato su uno dei lati brevi. La lastra introduce ad un sarcofago a forma di parallelepipedo posto perpendicolarmente sull’altro lato breve. Sul fronte del sarcofago figura una croce e adagiato sul coperchio un angelo in marmo, scolpito a grandezza naturale. L’angelo, semi disteso, si sorregge la testa con un braccio mentre con l’altro è intento nel gesto di lasciar cadere delicatamente un mazzolino di fiori sopra la lastra tombale. Il viso è disteso, malinconico e meditativo, lo sguardo è basso rivolto verso la lastra. Sul lato sinistro del coperchio del sarcofago è ancora parzialmente leggibile l’incisione con la firma e la data dell’autore, Ulisse Cambi.

Sulla lastra tombale, ad incisione, in francese, in lettere capitali: CAMILLE LACHEMBACHER / NÉE A VIENNE LE 9 SEPTEMBRE 1845 / DECEDÉE A FLORENCE LE 3 MAI 1870 / ROSALIE GUTMANSTHAL LACHEMBACHER / NÉE A PRAGUE LE 13 FEVRIERE 1817 / DECEDÉE A FLORENCE LE 29 JANVIER 1901.
Tali iscrizioni sono state recuperate dalla schedatura OA e ne è stata verificata l’attendibilità durante i sopralluoghi, poiché al momento attuale risultano quasi totalmente illeggibili.
Sul basamento del vaso di fiori, nel lato destro, ad incisione, in lettere capitali: GIANNELLI.
Sul coperchio del sarcofago, nel lato sinistro, ad incisione, in lettere capitali: U. CAMBI F. 1871.

Il sepolcro Lachembacher è firmato e datato dall’autore, Ulisse Cambi, che nasce a Firenze nel 1807 e vi muore nel 1895. Illustre scultore toscano, figlio a sua volta di uno scultore inizia la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze (di cui diventerà professore) per poi perfezionarsi a quella di San Luca a Roma. Una volta tornato a Firenze si avvicina alle teorie di Lorenzo Bartolini al quale si ispira per la sua produzione di sculture e monumenti. Di Bartolini fa sua l’idea naturalistica nella rappresentazione scultorea, allontanandosi dall’approccio accademico basato sull’idealità della figura. Negli anni Cambi è autore di diverse sculture e monumenti sepolcrali, tra i quali si ricordano due suoi pregevoli lavori: il monumento al pittore Sabatelli per la Chiesa di Santa Croce a Firenze del 1844 e l’anno successivo la statua di Benvenuto Cellini per il loggiato degli Uffizi. Per il cimitero delle Porte Sante a San Miniato al Monte esegue il famoso monumento alla marchesa Vettori Guerrini, nel 1881 e dieci anni prima, nel 1871, il busto di Ferdinando Quercioli per la Cappella Quercioli e il monumento funebre Lachembacher, entrambi prodotti nella fase matura dell’artista. Il Cambi fu artista operoso ed instancabile fino alla sua morte nel 1895, quando lui stesso fu sepolto insieme alla moglie Giuditta Cioni al cimitero delle Porte Sante. Il suo monumento funebre si ritiene non sia autografo ma prodotto dalla sua stessa bottega per mano del nipote Alfonso (tesi sostenuta da Giancarlo Gentilini autore della relativa scheda per la Soprintendenza). Si devono al Cambi molti dei più stimati monumenti funebri che abbelliscono i cimiteri di Firenze e di tante altre città italiane.

Nell’angelo prodotto per il sepolcro Lachembacher intento nel far cadere un mazzolino di fiori sopra la lastra tombale sottostante, si ritrova un atteggiamento naturalistico che richiama il gusto romantico di matrice fiorentina inaugurato dal suddetto Lorenzo Bartolini. Così sostiene Graziella Cirri, che continua dicendo: “…Il panneggio dell’abito non cade morbido sulle membra rilassate dell’angelo, ma è bloccato da pieghe rigide che contrastano con il vellutato modellato dell’incarnato. Il volto malinconico e meditativo conduce l’occhio dell’osservatore verso la croce posta lungo il lato maggiore del sarcofago, quasi a dare una risposta religiosa all’infausto evento.”

Inoltre, tra le produzioni di Ulisse Cambi, Gigi Salvagnini, rintraccia delle assonanze stilistiche tra l’angelo di questo sepolcro e il monumento funebre di Giuseppe Vettori, collocato nel Cimitero dei Pinti a Firenze (si presume fosse parente della marchesa Vettori Guerrini, del sepolcro sopra citato). Anche il materiale di realizzazione è il medesimo: marmo bianco e marmo bardiglio per entrambi i monumenti.

La lastra tombale con vaso per fiori, collocata perpendicolarmente al sarcofago firmato da Cambi, porta sul basamento del vaso un ulteriore iscrizione ad incisione con il nome di quello che potrebbe essere un autore ulteriore (GIANNELLI). Un’ ipotesi potrebbe essere infatti che il monumento funebre sia stato assemblato in due momenti diversi, considerando anche la distanza di 31 anni tra le morti delle due defunte. Avvalorando questa tesi si presume che il sarcofago con l’angelo (datato 1871) sia opera di Ulisse Cambi (come da iscrizione) mentre la lastra con vaso per fiori possa essere stata aggiunta successivamente (o modificata), alla morte della seconda Lachembacher, e commissionata ad una bottega di manufatti funebri dell’epoca (tale Giannelli). Anche il soggetto, una lastra tombale con vaso per fiori, risulta essere più tipico della produzione funebre su ampia scala, piuttosto che un’opera da commissionare ad un’artista. Valutando però lo stato di conservazione e di degrado della lastra e del sarcofago con angelo, i due elementi sembrerebbero coevi. Potrebbe allora essere plausibile che soltanto il vaso per fiori sia stato aggiunto successivamente, magari come dono da parte di qualche caro delle defunte. In questo caso l’iscrizione potrebbe riferirsi al nome del donatore o a quella dell’autore.

Per quanto riguarda invece le due defunte Lachembacher, non sono state reperite notizie a proposito.

Stato di Conservazione

La mancata manutenzione dell’opera ha portato a trasformare quelle che in origine potevano essere lette come leggere alterazioni (cromatiche e simili) in fenomeni di degrado macroscopici e diffusi.

Angelo

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito quasi omogeneamente su tutta la figura, fatta accezione per alcune zone dove il ruscellamento e lo sgocciolamento dell’acqua risulta maggiore, provocando fenomeni di dilavamento più visibili. In particolare alcune zone del viso, del collo e della mano destra, parte del piede destro, alcuni particolari in aggetto del panneggio e alcuni zone delle ali sul retro. La punta dell’alluce, dell’indice e del dito medio del piede sinistro non sono stati aggrediti da patina biologica, forse per una natura diversa del materiale in quello specifico punto. Risulta ancora del colore originario anche un piccolo particolare di panneggio che si colloca in sottosquadro rispetto alla gamba sinistra dell’angelo.
Si apprezzano licheni di varia colorazione e natura (bianco, giallastro, grigio e nero) distribuiti anch’essi in maniera quasi omogenea, con maggior concentrazione nel panneggio dell’abito e nella parte alta della nuca.
Sul retro dell’ala destra e nella scapola destra (punto fortemente in sottosquadro) si nota una patina verdastra dovuta alla formazione di alghe che qui si sono sviluppare maggiormente in quanto la zona risulta più umida. Inoltre qui è presente anche una estesa concrezione di nuova formazione di materiale carbonatico, disciolto dalle piogge acide e risolidificato grazie al fenomeno di carbonatazione. Questa concrezione risulta poco coesa e solfatata, per via della condensa acida che in questa zona nascosta e molto umida, riesce meglio a formarsi e permanere. Sempre l’umidità ha agevolato il formarsi di vegetazione (muschi) sull’abito all’altezza dell’incavo tra il bacino e le cosce dell’angelo. Sempre nell’incavo si apprezza un deposito superficiale formato da aghi di pino, fogliame e piccole conchiglie.
La superficie risulta molto ruvida al tatto a causa di fenomeni di erosione da piogge acide. Queste hanno disciolto il materiale carbonatico e provocato una degradazione differenziale che mette in vista sotto forma di concrezioni più alte le venature del marmo (la parte più dura del materiale). Il fenomeno si ravvisa su tutta la figura tranne che nelle zone in sottosquadro e nelle parti del volto molto dilavate, dove la carbonatazione non è riuscita ad agire per via del ruscellamento continuo dell’acqua. Le venature sono maggiormente visibili nell’avanbraccio sinistro, nella mano sinistra e nel mazzolino di fiori.
Sul dito medio della mano destra e sulla spalla destra dell’angelo si notano delle altre concrezioni di carbonato di calcio di nuova formazione, più coese delle precedenti e non ancora solfatate.

Sarcofago

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito quasi omogeneamente su tutta la superficie fatta eccezione per la zona intorno alla croce, la croce stessa e per gli spigoli del sarcofago soggetti a maggiore ruscellamento d’acqua. Si apprezzano licheni di varia colorazione e natura (bianco, grigio e nero) distribuiti in maniera omogenea su tutto il sarcofago. La superficie risulta ruvida a causa di erosione da piogge acide come nel caso dell’angelo, ed è estesa su tutta l’opera tranne che nelle zona della croce in sottosquadro. Sul fronte sinistro del sarcofago si nota una frattura che si sviluppa orizzontalmente dal bordo sinistro verso destra, parallelamente al basamento, lunga circa 50 cm.
Sul lato destro del sarcofago si nota una frattura perpendicolare al basamento lunga circa 20 cm; sul lato sinistro due fratture, una parallela al basamento lunga circa 60 cm che si congiunge con quella sul fronte e una più piccola perpendicolare. Sul retro 3 piccole fratture perpendicolari al basamento che si sviluppano dal basso verso l’alto.
Sempre sul fronte del sarcofago, nella congiunzione con la lastra tombale, c’è un distacco totale del materiale con dislocamento dei due elementi di circa 1 cm in avanti.
L’iscrizione ad incisione con la firma dell’autore, collocata nella parte sinistra del coperchio del sarcofago risulta solo parzialmente leggibile.

Lastra tombale

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito omogeneamente su tutta la superficie fatta eccezione per lo spigolo destro che risulta più chiaro. Si apprezzano licheni di varia colorazione e natura (bianco, giallastro, grigio e nero) distribuiti anch’essi in maniera omogenea, con maggior concentrazione nella parte centrale della lastra dove si nota un grande lichene bianco di diametro di 9 cm circa. Le iscrizioni ad incisione al centro della lastra risultano quasi del tutto illeggibili.
Come negli altri casi la superficie è ruvida (erosione da piogge acide) ed estesa su tutta l’opera. Sul lato destro si notano due fratture che si sviluppano perpendicolari al basamento e si allungano per tutto lo spessore del lato fino ad arrivare alla faccia della lastra; una di queste (la più lunga) taglia la lastra all’incirca nel centro. Anche sul lato sinistro una frattura perpendicolare al basamento si allunga fino alla faccia.
Sul fronte sinistro una frattura perpendicolare al basamento si allunga in maniera diagonale verso sinistra e sul fronte destro si notano dei residui di malta che dal bordo destro si allungano orizzontalmente verso sinistra, in maniera lineare (circa 10 cm), come se si fosse staccata la lastra da un’altra collocazione o mancasse in quel punto un elemento che vi era stato apposto. Alla base della lastra, così come alla base del sarcofago, nella zona in contatto col terreno, si apprezza la presenza di vegetazione.

Vaso per fiori

Annerimento dovuto a patina biologica distribuito omogeneamente su tutta la superficie fatta eccezione per lo spessore del bordo del vaso che risulta più chiaro. Licheni di varia colorazione e natura (bianco, giallastro, grigio e nero) sono distribuiti in maniera più o meno omogenea. La superficie è ruvida (erosione da piogge acide) ed estesa su tutta l’opera. Sul lato destro del basamento si legge bene una iscrizione.

Il Restauro

Si prevedono le seguenti fasi operative:

  • Documentazione fotografica prima, durante e dopo il restauro.
  • Documentazione grafica degli agenti di degrado.
  • Trattamento e rimozione degli organismi biodeteriogeni mediante applicazione di biocida a base di sali di ammonio quaternario (tipo Biotin R altro specifico richiesto dalla D.L.). Il prodotto sarà steso a pennello e laddove necessario sarà applicato a iniezione.
  • Spolveratura di tutti i depositi superficiali, compresi quelli più coerenti di vario spessore. La pulitura sarà eseguita a secco con pennelli di setole morbide e aspirapolvere.
  • Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.
  • Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni e per la rimozione della patina biologica si interviene con impacchi di perossido di idrogeno.
  • Pulitura chimica delle superfici in marmo e in bardiglio finalizzata alla rimozione completa dei biodeteriogeni e dei depositi più consistenti e concrezionati. Verranno eseguite prove preliminari con vari metodi pulitura i saggi saranno eseguiti nelle parti meno visibili con:
  1. solventi e acqua distillata. Se necessario l’operazione potrà prevedere mediante impacco chimico, rimuovendo il materiale mediante spazzolini a setole morbide ed effettuando risciacquo finale delle superfici con spazzolini/nebulizzatori e spugne;
  2. impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa;
  3. in casi particolari, ovvero laddove il modellato era particolarmente delicato e con rischi di cadute, sarà impiegata la strumentazione Laser, che permette la rimozione dei depositi senza contatto diretto con le superfici.
  • Consolidamento delle superfici lapidee, mediante il trattamento realizzato tramite la stesura di silicato d’etile in White spirit con impiego di pennelli e siringhe fino ad imbibizione e rifiuto, tamponando gli eccessi.
  • Consolidamento strutturale mediante il riposizionano delle lastre sconnesse e incollaggio con resina epossidica bicomponente.
  • Stuccature delle fratture o eventuali discontinuità tramite idonee malte e strumenti di precisione, effettuando una colmatura a livello e compattando la malta anche a più riprese fino a finitura. I leganti della malta saranno di calce aerea (grassello di calce) e calce idraulica desalinizzata (Lafarge o altro prodotto idoneo all’uso specifico) caricata con inerti costituiti di polvere di marmo e sabbie silicee, selezionate in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, grana, resistenza meccanica). Verranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, per raggiungere la tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche (tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico) in soluzione al 3%.
  • Trattamento delle lettere in piombo per mezzo di una pulitura meccanica.
  • Ripresa pittorica delle scritte incise mancanti della niellatura in piombo e dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o velature in sottotono mediante pennelli di precisione con colore miscelato a pigmenti di terre super ventilate, collanti reversibili.
  • Trattamento protettivo delle superfici finale sarà steso un protettivo che prolunghi nel tempo la conservazione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Zaira Carlotti Bellio

Monumento Funebre di Zaira Carlotti Bellio

Introduzione Storica Artistica

Il sepolcro si presenta sotto forma di cippo, sul quale è collocato il busto raffigurante Zaira Carlotti Bellio con veste con motivo floreale. Il piedistallo è costituito da un bloccco di pietra serena a cui, in basso, sono state applicate due volute anch’esse in pietra serena. La base di tutto sono due gradini costituiti da due blocchi di pietra serena. Sul fronte vi è la lapide in marmo con lettere in piombo, al di sotto tre maioliche invetriate di cui due angolari e una frontale. Al di sopra un’altra lastra in marmo con lettere in piombo, sovrastata da altre maioliche invetriate, con decorazione floreale, identiche sia per posizione che per decorazione a quelle sottostanti. Al di sopra una malta collega il blocco di pietra serena al busto bronzeo. Tutti i blocchi sono uniti tra di loro tramite malta.

 

Come si evidenzia delle iscrizioni il monumento fu realizzato per volere del marito della pittrice Zaira Carlotti Bellio, morta nel 1918 ed intorno a questa data sarà da collocare anche l’esecuzione materiale del monumento. Sul busto la firma indica come artista Romeo Pazzini. Il ricordo dell’attività pittorica di Zaira Carlotti Bellio rivive nella vivacità dei colori delle ceramiche invetriate usate come inserti decorativi nel monumento.

Stato di Conservazione

Vi sono varie tipologie di degrado come l’ossidazione del bronzo, depositi biologici (licheni crostosi,alghe nere), esfoliazione, fratturazione ed infine mancanze e fratture nelle maioliche.

 

Il pessimo stato di conservazione lascia pensare che non via mai stato fatto un intervento di restauro, l’enorme presenza di malta tra il busto e la pietra serena lascia pensare che qualcuno vi sia intervenuto per evitare che il busto potesse cadere. Il monumento necessita di un immediato intervento di restauro soprattutto per quanto riguarda la struttura in pietra serena. Sul busto vi è la corrosione del bronzo che ha creato un enorme danno, quale la perdita di patina nobile del bronzo. Anche la maioliche invetriate sono in un pessimo stato di conservazione dato dalle numerose mancanze e fratture presenti.

Il Restauro

Restauro del busto in bronzo: bisognerà rimuovere il busto di bronzo per restaurarlo. Rimuovendo la malta si potrà movimentare il busto. Successivamente andrà pulito a secco, tramite bisturi, che è fortemente attaccato nelle sue patine di ossidazione corrosiva. Questa operazione è fondamentale per poter fermare il processo di ossidazione. Bisogna poi attuare una pulizia tramite acqua demineralizzata così da neutralizzare gli ioni che hanno portato a questo fenomeno corrosivo, infine bisogna proteggere il busto cera microcristallina.

Restauro del materiale lapideo: bisognerà iniziare con una depolverizzazione generale seguita dall’ eliminazione del deposito biologico tramite biocidi. Infine bisognerà consolidare le parti in pietra serena con silicato di etile, ricollocare le lastre e stuccare tutte le fratture per proteggerlo da ulteriori danneggiamenti. Restauro delle maioliche: Probabilmente, per restituire una maggiore leggibilità, sarebbe possibile reintegrare le maioliche sottolivello.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Eugenio Marchesini

Monumento Funebre di Eugenio Marchesini

Introduzione Storica Artistica

Si tratta di un monumento funebre dedicato ad Eugenio Marchesini, fratello di Odoardo Marchesini, due importanti figure nel panorama della produzione di argenteria, non a caso possedevano un negozio di gioielleria e argenteria sia a Firenze che a Roma. Durante la loro attività avevano stretto
importanti rapporti con le famiglie fiorentine e romane commissionando importanti oggetti di orefice-ria.

L’opera è composta da tre parti quali: il vaso, il corpo centrale con il bassorilievo in bronzo col ritratto del defunto e infine il basamento. La parte centrale costituisce la sezione più importante e quella più complessa in quanto è articolata in diverse sezioni. Nella prima sezione si trova la rappresentazione di due putti che reggono una corona di alloro ove è possibile rilevare la presenza localizzata di cromie, ai lati dei quali le raffigurazioni di due maschere teatrali. Invece, nella seconda sezione sono presenti due maschere teatrali legate alla decorazione con un festone, tenute da due aquile, con le ali semispiegate. La decorazione appena descritta fa da cornice al bassorilievo bronzeo.
Il basamento è in pietra serena.

Stato di Conservazione

Stato di Conservazione del materiale lapideo:

  • DEPOSITO COERENTE E PARTICELLATO ATMOSFERICO
  • PATINA BIOLOGICA
  • FRATTURE
  • MANCANZE
  • SOLLEVAMENTI
  • DISTACCHI
  • EROSIONE

Stato di Conservazione del Bronzo:

  • ALTERAZIONE CROMATICA

Il Restauro

  • DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA E RILIEVI GRAFICI DELLO STATO DI CONSERVAZIONE
  • CATALOGAZIONE DEGLI ELEMENTI DISTACCATI CON CONSEGUENTE DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA
  • SPOLVERATURA GENERALE DELL’OPERA CON PENNELLI A SETOLE MORBIDE E RIMOZIONE DELLE PIANTE SUPERIORI
  • PROTEZIONE DELLA LASTRA DI BRONZO CON COPERTURE DI NATURA PLASTICA
  • TRATTAMENTO BIOCIDA
  • SAGGI DI PULITURA PER LA RIMOZIONE DELLA PATINA BIOLOGICA PROTEGGENDO LE ZONE POLICROME
  • PULITURA CON IPOLCLORITO DI SODIO
  • CONSOLIDAMENTO CON SILICATO DI ETILE ANCHE DELLE PARTI DISTACCATE
  • INTEGRAZIONE DELLE FRATTURE
  • STUCCATURE
  • INTEGRAZIONI PITTORICHE
  • PROTETTIVO
  • PULITURA LASTRA DI BRONZO
  • PULITURA DELL’AMBIENTE E POTATURA DELLE PIANTE
  • MANUTENZIONE DELL’OPERA

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre al Tenente Zeno Tinti

Monumento Funebre al Tenente Pilota Zeno Tinti

Introduzione Storica Artistica

Il monumento al tenente Tinti è collocato all’interno del Cimitero delle Porte Sante di Firenze.

Realizzato nel 1940 dallo scultore Renzo Baldi (1881 – 1946) è composto da blocchi di pietra forte posti l’uno sull’altro e sui quali è aggrappata un’aquila in bronzo con le ali semi aperte.
Nel blocco centrale in pietra è posto un clipeo con il ritratto del tenente in rilievo. Alla base del monumento un’iscrizione che ricorda il defunto su una targa anch’essa in bronzo.

Complessivamente il monumento misura 130 cm x 220 cm di profondità, la parte centrale invece misura 90 cm x 90cm. Tutta la struttura è alta 270 cm.

 

Stato di Conservazione

Lo stato di conservazione è medio-buono. Su tutta la superficie si rileva un consistente deposito superficiale e un forte attacco da parte di licheni. In alcuni punti della pietra è presente della vegetazione superficiale cresciuta nei punti di assemblaggio delle pietre.

 

Sui blocchi in pietra sono presenti delle fratture, distacchi ed esfoliazioni; nelle parti sottostanti alle parti in bronzo sono presenti macchie causate dal dilavamento delle acque meteoriche sulle parti metalliche.

 

La parte in bronzo si presenta in un discreto stato di conservazione.

Il Restauro

Come intervento di restauro si propone una spolveratura generale con pennelli a setole morbide di varie dimensioni e rimozione delle piante superficiali.
Successivamente si prevede una messa in sicurezza dei frammenti di pietra forte distaccati con iniezioni di resina epossidica e/o malte da iniezione.
Per la pulitura della parte in pietra forte si propone una serie di saggi preliminari con ipoclorito di sodio o con cloruro di benzalconio per stabilire successivamente il metodo di pulitura più adeguato.
Le colature dei prodotti di corrosione solubili del bronzo saranno parzialmente rimosse applicando impacchi di polpa di cellulosa per supportare una soluzione al 5% di Sali di Rochelle in acqua demineralizzata in tempi brevi e differenziati.
Per l’aquila e le altre parti in bronzo si consiglia una pulitura con acqua demineralizzata.
In seguito alle puliture verranno consolidate le parti in pietra e stuccate le fratture e i distacchi con polvere di pietra forte e resina acrilica.