Cristo in terracotta – Chiesa di San Pietro, Vaglia – abstract

Progetto

Restauro delle pareti decorate e del soffitto ligneo

Luogo

Sala Affreschi - Palazzo Panciatichi detto Palazzo del Pegaso via Cavour, 4 Firenze

Durata

31/12/2018 - 31/12/2019

Committente

Consiglio Regionale della Toscana

Si tratta di una Sponsorizzazione Tecnica per gli interventi di restauro sui paramenti murali e sul soffitto ligneo della Sala Affreschi sita al secondo piano di Palazzo Panciatichi detto Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio Regionale della Toscana.

Il contratto di sponsorizzazione è stato sottoscritto il 21 dicembre 2018 tra il Consiglio Regionale della Toscana e l'Istituto per l'Arte e il Restauro di Firenze, durante la Conferenza Stampa dedicata all'evento.

I lavori dovranno essere portati a termine entro fine 2019.

 

News

progetto restauri di Sala Affreschi

Fonte: www.consiglio.regione.toscana.it

al Via al Restauro della Sala Affreschi

Fonte: www.consiglio.regione.toscana.it

Conferenza Stampa

Fonte: www.gonews.it

OpenDay Sala Affreschi Cantiere Scuola

Fonte: www.palazzospinelli.org

Corso estivo di restauro affreschi - Sala Affreschi Palazzo Panciatichi

Fonte: www.palazzospinelli.org

 

 

FASI DI LAVORO

PRIMA FASE: pre-pulitura e pre-consolidamento delle pareti affrescate. Successivamente si passerà alla fase di pulitura e consolidamento profondo.

SECONDA FASE: ritocco pittorico

 

THANKS TO

Consiglio Regionale della Toscana

Eugenio Giani - Presidente Consiglio Regionale della Toscana

Fabrizio Puggelli - Dirigente (Settore Provveditorato, gare, contratti e manutenzione sedi)

Annalisa Arrigo - Responsabile Unico del Procedimento (Settore Provveditorato, gare, contratti e manutenzione sedi)

Phase Italia srl

Umberto Mazza - Responsabile Tecnico

TiEsse Servizi Srl

Piero Rachini - Responsabile Ufficio Tecnico

Tacheolab

Mirko Bonechi - Amministratore delegato

Istituto per l’Arte e il Restauro di Firenze

Emanuele Amodei – Presidente Palazzo Spinelli Group

 

 

Cristo in terracotta – Chiesa di San Pietro, Vaglia – introduzione

Introduzione Storico Artistica

Palazzo Panciatichi, al cui secondo piano si trova la sala oggetto di intervento di sponsorizzazione, appartiene al complesso Panciatichi-Covoni, di proprietà della Regione Toscana ed attualmente sede del Consiglio Regionale della Toscana, ridenominato palazzo del Pegaso dall’attuale presidente del CRT dott. Eugenio Giani.

Il primo nucleo del palazzo risale alla fine del’300 quando al crocevia fra la via Larga (oggi via Cavour) e via dei Frenai (poi via dei Calderai e infine via dei Pucci) iniziarono i lavori per la fondazione di un nuovo palazzo.

Nel 1621 Bandino di Niccoló Panciatichi acquistò l’edificio per seimila scudi, cifra piuttosto bassa per un edificio di grandi dimensioni, dalle suore del monastero di Santa Caterina al Monte di san Gaggio e da Clarice di Bernardo Capponi in qualità di usufruttuaria.

I Panciatichi erano un nobile casato di origine pistoiese e il ramo dei Panciatichi distintosi a Firenze derivava da un lontano messer Giovanni (1303-1385) che era sempre stato fedele alla repubblica.

Alla fine del 1600 monsignor Bandino Panciatichi, decise di intraprendere un totale rifacimento del palazzo.

Il progetto definitivo fu affidato da un architetto romano, Francesco Fontana.

Gli interni furono completati nel 1697, la decorazione dei soffitti e dei fregi parietali fu affidata a partire dal giugno 1698 a una squadra di pittori appositamente giunta da Roma. Oggi nulla rimane delle pitture parietali mentre si è conservato un cassettonato ligneo dipinto, nell’ambiente limitrofo alla Sala Affreschi al secondo piano.

Nel 1757 per volontà di Bandino, nipote del cardinal Bandino Panciatichi e figlio del suo erede diretto Niccolò, venne effettuato un ulteriore ampliamento in seguito all’acquisto di alcuni edifici su via del Cocomero. Tale ampliamento, progettato dall’architetto Giulio Mannaioni, finalizzato a creare appartamenti da locare, non corrisponde all’attuale edificio che occupa il punto di convergenza tra via de Pucci e via Ricasoli in quanto esso è frutto di una ristrutturazione che nei primi anni del secolo XX portò alla totale demolizione e alla ricostruzione ex novo di quest’ampia porzione di palazzo Panciatichi.

L’erede di Bandino, Niccolò, fu anche collezionista d’arte e pittore dilettante. E’ proprio durante gli anni della sua proprietà, attorno al 1770, che venne affrescata al secondo piano del palazzo la grande sala oggi adibita a sala delle riunioni (Sala Affreschi). La stanza fu decorata con episodi tratti dalla Gerusalemme liberata.

Il non elevato livello delle pitture fa ritenere agli esperti che l’autore debba essere stato lo stesso Niccolò Panciatichi, che appunto si dilettava con i pennelli. Nel 1850 l’edificio venne affittato e il piano terreno fu occupato, oltre che da scuderie e varie botteghe, da un caffè. Il piano nobile ospitava il "Circolo di conversazione dei risorti", mentre il secondo piano fu diviso in due appartamenti privati.

Il 16 maggio 1913 i beni della Società Cattolica furono rilevati dall’Istituto Nazionale di Assicurazione, a cui l’edificio è appartenuto fino al 2004 quando la Regione Toscana è diventata proprietaria dell’intero complesso garantendone un uso unitario. Con Decreto n. 76/2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha confermato alla Regione Toscana il vincolo di tutela, dichiarando il complesso composto da Palazzo Panciatichi e Palazzo Covoni-Capponi-Daneo di interesse ai sensi dell’art. 10 Comma 1 del Dlgs 22 gennaio 2004 n.42.

Il palazzo è stato collegato con l’adiacente palazzo Capponi Covoni sfruttando lo scalone d’onore e spostando un portale in pietra serena al primo e al secondo piano in modo da creare una comunicazione con il ripiano dell’attiguo scalone. Attraverso un processo graduale, la destinazione pubblica ha sostituito quella privata, gli uffici hanno preso il posto degli appartamenti.

 

LA SALA AFFRESCHI

La sala Affreschi si presenta come un ambiente di forma quasi quadrata (m. 9,00*9,25) di altezza massima, al di sotto del tavolato, pari a mt. 5,80 e di altezza minima, al di sotto delle travi, pari a mt. 5,26.

Essa si affaccia con una parete sulla prospiciente via de’ Pucci con due finestre dotate di imbotte e presenta sulle restanti tre pareti aperture con cornice in finto marmo. Le superfici delle pareti risultano interamente dipinte mentre il soffitto è costituito da un cassettonato ligneo senza decorazioni tinteggiato di grigio su travi e travetti e di rosso e azzurro sui lacunari.

Le decorazioni della grande sala si possono far risalire agli anni della proprietà di Niccolò di Bandino, 1770-1780. Le pareti presentano pitture raffiguranti quattro scene del poema tassesco Gerusalemme Liberata (1581) privilegiando episodi d’inclinazione elegiaca e pastorale. Molti erano gli esempi cui poteva attingere il pittore, da Sebastiano Ricci a Gian Battista Tiepolo. Esisteva inoltre l’edizione della Gerusalemme liberata illustrata dal Piazzetta, pubblicata a Venezia nel 1745. L’artista cerca di tradurre le pagine del Piazzetta in immagini più grandi ma non sempre con i risultati sperati. Nel complesso, infatti, le scene appaiono frammentarie, le sproporzioni delle figure e la legnosità delle membra e, più in generale, il non elevato livello delle pitture, fanno ritenere agli esperti che l’autore debba essere stato lo stesso Niccolò Panciatichi, collezionista d’arte e pittore dilettante. Nella parete SUD troviamo l’episodio della “Morte di Clorinda colpita da Tancredi”, nella parete OVEST l’Idilliaco soggiorno di Rinaldo e Armida alle Isole Fortunate, nella parete NORD l’episodio di “Erminia tra i pastori” e infine nella parete EST il Corpo esanime di Argante, ucciso da Tancredi che, addormentato in un bosco, è creduto morto da Erminia e dal fido esploratore Vafrino. Le scene, al di sotto delle quali vi è una elegante zoccolatura con riquadri monocromi ombreggiati e uno zoccolino in finto marmo di colore verde, sono delimitate da una cornice.

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progetto restauri di Sala Affreschi

Fonte: www.consiglio.regione.toscana.it

al Via al Restauro della Sala Affreschi

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Conferenza Stampa

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OpenDay Sala Affreschi Cantiere Scuola

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Corso estivo di restauro affreschi - Sala Affreschi Palazzo Panciatichi

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Cristo in terracotta – Chiesa di San Pietro, Vaglia – progetto

Tecniche di esecuzione e stato di conservazione

I decori parietali sono stati eseguiti a tempera su muratura ad eccezione di parte della parete A di ingresso in cui le pitture sono su pannelli in vetro resina fissati a parete. Sono presenti portali in finto marmo di cui quello sulla parete A di ingresso realizzato su cornice in legno. Il soffitto è costituito da un cassettonato ligneo senza decorazioni tinteggiato di grigio su travi e travetti e di rosso e azzurro sui lacunari. Le pareti versano in mediocre stato di conservazione, infatti si possono rilevare su di esse depositi coerenti e incorenti dovuti a nerofumo e particellato atmosferico, macchie dovute ad infiltrazioni di acqua che hanno portato al dilavamento delle decorazioni, fessurazioni diffuse di cui alcune di notevole entità in particolare sulla parete D, in falso, a confine con il vano PAN2 13, porzioni di intonaco in evidente fase di distacco, lacune di intonaco, presenza diffusa di abrasioni, perdita di coesione della pellicola pittorica, mancanze di pellicola pittorica. Sono inoltre presenti elementi inidonei quali chiodi lungo tutta la cornice alta, probabilmente posizionati in passato per applicare teli o stendardi. Dalle indagini conoscitive eseguite sono emersi numerosi interventi pregressi di restauro e una ridipintura a tempera, rimovibile con acqua, delle zone perimetrali alle scene (corniciature e zoccolatura) che cela una partitura più chiara coeva alle scen figurative.

I pannelli sulla parete A di ingresso, di larghezza 1,50/1,10 e 1,45 mt., su cui sono stati riposizionati i decori precedentemente staccati dalla parete stessa, fissati con ganci, risultano imbarcati in più punti e quindi sollevati rispetto alla parete. La superficie pittorica risulta rimaneggiata in più punti e si rileva un film lucido al di sopra della pellicola pittorica. Si ipotizza che, per effettuare lo strappo, sia stato utilizzato del paraloid, probabilmente non completamente rimosso a causa della fragilità della pellicola pittorica. Sul soffitto, ridipinto più volte come è emerso dai saggi stratigrafici eseguiti, vi sono macchie dovute ad infiltrazioni di acqua, lacune di pittura e fessurazioni. Le precedenti ridipinture, monocrome, non sono tali da giustificare l’eventuale asportazione della attuale redazione. Le porte in legno presentano diversi strati di verniciatura.

PARETE A - EST

PARETE B - SUD

PARETE C - OVEST

PARETE D - NORD

Interventi Previsti

Interventi sulle pitture murali

 

Dopo aver eseguito tutte le operazioni preliminari di prepulitura a secco manuale diffusa con pennellesse e piccoli aspiratori, la prima fase riguarderà il preconsolidamento delle scaglie di pellicola pittorica sollevata tramite iniezioni a tergo di caseinato d'ammonio eventualmente caricato, a seconda dell'entità del distacco, con calce idrata o (se diversamente indicato dalla D.L.) con iniezioni di resina acrilica e successivo tamponamento della superficie con spugne naturali imbevute d'acqua deionizzata, interponendo fogli di carta giapponese.

Terminata questa operazione si procederà alla rimozione della carta, a conclusione del tempo di adesione, con spugne e cotone imbevute d'acqua deionizzata.

Durante questa fase saranno anche rimossi gli elementi ritenuti inidonei (perni, grappe, chiodi, tasselli) a seguito di confronto con il DD.LL.

 

La seconda e delicata fase consisterà nell’intervento di pulitura che prevediamo eseguire tramite una spolveratura generale di tutta la superficie con pennelli in setola morbida e gomme tipo wishab; successivamente si procederà alla rimozione del particellato solido depositato, con spugne naturali imbevute d'acqua deionizzata e applicazione di una strato di carta giapponese di idonea grammatura, a contatto della superficie dipinta e stesura a pennello di resine scambiatrici di ioni di tipo ionico ad effetto desolfatante con l'eventuale aggiunta di ammonio carbonato in soluzione dal 3% all'8% per l'eliminare le patine biancastre nelle zone dove sono presenti efflorescenze saline; nell'eventualità si riscontrasse sulla superficie la presenza di materiale organico potremmo intervenire, previa esecuzione di saggi, anche con impacchi di ammonio bicarbonato (indicato per i colori a base rameica ), supportati da pasta cellulosica tipo arbocel oppure attraverso applicazioni di “Nevek” che permette uno scarso apporto di umidità sulla superficie ed un migliore controllo della stessa. I tempi di contatto sulla superficie verranno stabiliti di volta in volta sulla base dei saggi preliminari.

 

La fase successiva alla pulitura consisterà nel consolidamento dell'intonaco pittorico che presenta  e vistosi sollevamenti dal supporto e verrà effettuato tramite iniezioni di una malta idraulica minerale priva di sali; la successiva riadesione dell'intonaco sarà eseguita tramite piccoli puntelli lignei, tenuti in essere sino al completamento del processo di idrolisi. I consolidamenti delle grandi lesioni saranno effettuati mediante utilizzo di iniezioni di miscele adesive con proprietà idrauliche a basso contenuto salino additivate con idonee resine che ne garantiscano l’elasticità, previa messa in sicurezza delle porzioni limitrofe alle lesioni, pulitura delle cavità con aspirazione, umidificazione delle cavità; sulle lesioni di maggior rilievo, in particolare sulla parete D, si dovrà prevedere a cavallo delle lesioni stesse, l’applicazione di elementi in fibre composite di idoneo materiale e in numero idoneo ancorate con resine epossidiche e successivamente stuccate con malte elastiche ed integrate a neutro.

Verrà effettuata inoltre le revisione di tutte le stuccature e microstuccature esistenti, qualora queste risultassero alterate si procederà alla demolizione delle stesse e alla loro sostituzione attraverso stesure di malte idonee composte da grassello di calce e sabbia di granulometria idonea con aggiunta di polvere di marmo nello strato finale.

Se necessario, si effettuerà inoltre l’applicazione del bario idrossido per conferire sia un’azione antisolfatante che il consolidamento dell’intonaco pittorico; si potranno prevedere, inoltre, data la natura della tecnica pittorica, anche consolidamenti superficiali delle zone pulvirulente con le innovative nanotecnologie (nanosilici e nanocalci) previa effettuazione di saggi preliminari da sottoporre alla DD.LL.

 

La fase finale dell’intervento consisterà nell’Integrazione pittorica delle numerose micro lacune del testo pittorico tramite più velature sensibilizzate alle cromie originali, a base di pigmenti naturali puri (terre ed ossidi) molto diluiti con caseinato d'ammonio al fine di ottenere un valore cromatico unitario.

In alternativa potrà essere impiegato, laddove è possibile la riconducibilità del disegno e secondo le indicazioni della DD.LL., tanto nelle micro lacune che nelle macro, alla reintegrazione con il metodo della selezione cromatica.

 

Interventi sulle pitture murali staccate

 

L’intervento di restauro dei pannelli staccati avrà necessità di particolari operazioni che si differenziano da quelle effettuate sulle pitture murali in essere.

Infatti, come prima premura, sarà necessario verificare gli ancoraggi dei pannelli della parete A di ingresso ed eventualmente ripristinati o sostituiti con applicazione di nuovo pannello in Areolam, nel caso quelli attuali risultassero deformati ed impedissero il riconferimento di una adeguata planarità.

Anche l’intervento di restauro dovrà essere diversificato. Si prevede infatti una pulitura che apporti un bassissimo contenuto di umidità, pertanto possiamo presupporre l’utilizzo di resine a scambio ionico di tipo anionico o in alternativa effettuare una pulitura a base acquosa ma supportata da gel tipo agar- agar o Nevek.

 

Interventi sull’apparato decorativo e porte lignee

 

- per lo zoccolino e le cornici in finto marmo delle porte: finitura delle superfici decorate a finto marmo, dopo gli eventuali interventi di preconsolidamento, pulitura, consolidamento, stuccatura e integrazione di decori a finto marmo con materiali reversibili e compatibili con quelli originali (eventuale applicazione finale di più strati di cere e successiva lucidatura).

Per le superfici monocrome delle imbotti delle finestre si prevede la coloritura con più mani di velature a base di latte di calce pigmentato sino ad ottenere un effetto di omogeneità garantendo la trasparenza della finitura e la conservazione degli strati sottostanti avendo cura di salvaguardare le eventuali decorazioni circostanti. Le tonalità di colore delle nuove velature saranno conformi a quanto emerso dai saggi stratigrafici in accordo con la D.L. Gli interventi di conservazione previsti sulle porte in legno, comprese le imbotti, sono: sverniciatura della superficie per la rimozione di vecchie vernici, trattamento protettivo, verniciatura con colori ad acqua secondo indicazioni della D.L., revisione delle ferrature e dei sistemi di apertura.

 

Interventi sul soffitto ligneo

 

Per il soffitto ligneo si procederà con i seguenti interventi:

- ispezione e accurato controllo del fissaggio originale della struttura portante e della struttura secondaria;

- fissaggio, ove necessario, degli elementi primari e secondari della struttura;

- rimozione di stuccature incongrue relative a precedenti restauri;

- rimozione di elementi incongrui quali chiodi, staffe e grappe;

- tassellature ove necessario;

- restauro del soffitto in legno policromo mediante:

- fissaggio preliminare della pellicola tinteggiata, se necessario, con idoneo prodotto, pensiamo per la sua caratteristica di traspirabilità ed opacità di utilizzare Glucel steso a pennello oppure a spruzzo;

- pulitura a secco mediante spolveratura e rimozione localizzata di depositi coerenti e/o macchie con prodotti e metodologie idonee previe prove comparate;

- fissaggio e riadesione della pellicola tinteggiata con idoneo consolidante;

- stuccatura fessurazioni, lacune, fori di chioderie,…, mediante applicazione di composto di idonea formulazione;

- applicazione di mano di fondo e carteggiatura di eventuali tasselli;

- ripresa cromatica delle cadute e velatura finale con idonei prodotti per conguagliatura del colore.

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progetto restauri di Sala Affreschi

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Corso estivo di restauro affreschi - Sala Affreschi Palazzo Panciatichi

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Cristo in terracotta – Chiesa di San Pietro, Vaglia – staff

Staff

Nel corso dell'anno si alterneranno gli studenti dei corsi di Restauro Affreschi, classi seconde e Terze, seguiti dai nostri docenti restauratori, dai collaboratori restauratori e dagli assistenti tecnici di cantiere.

Docenti e Collaboratori

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Fabrizio Iacopini

Direttore Operativo

Daniela Valentini

Direttore di Cantiere

Giulia Bartolomei

ViceDirettore di Cantiere

Martina Previatello

ViceDirettore di Cantiere

Kirill Tarasenko

ViceDirettore di Cantiere

Studenti

Carmelo Lino Lepore

Studente Raff3

Martina Santini

Studente Raff3

Alexandra Vlasislavovna

Studente Raff3

Marco Bertazzoli

Studente Raff2

Maria Beatriz Medeiros Kother

Studente Raff2

Maria Elena Scandurra

Studente Raff2

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Cristo in terracotta – Chiesa di San Pietro, Vaglia – Channel

Allestimento Cantiere

Prime Fase: Pulitura e Consolidamento

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Restauro Paramenti Murari – Oratorio Sant’Antonio Abate – Perugia – Channel

Porte Sante – restauro monumenti funebri – cantiere

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Pasquale Villari

Monumento Funebre di Pasquale Villari

Introduzione Storica Artistica

Il monumento funebre è realizzato in marmo, per quanto riguarda la lapide, e in pietra serena il basamento con cornici modanate. Sulla lapide vi è presente un’immagine di profilo del defunto in rilievo, circondata da una scritta incisa e niellata in piombo, che recita “Suo ideale fu il rinnovamento d'Italia”. Il tutto è circondata da una cornice anch'essa in pietra serena.

Stato di Conservazione

La lapide in marmo si presenta in cattivissimo stato di conservazione a causa del fenomeno di deformazione e sollevamento superficiale e localizzato del materiale che ha creato varie fratture, di cui le più preoccupanti sono due lesioni gravi. La prima interessa sia il bordo superiore sia parte del rilievo del defunto. La seconda è situata sull'orlo sinistro della stessa lapide. Le due fratture potrebbero causare un cedimento interno del marmo sepolcrale con una degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nel materiale, diffusamente presente una patina biologica in uno strato sottile, morbido e omogeneo, aderente alla superficie. La patina biologica è costituita da microrganismi cui possono aderire polvere, terriccio, ecc.

L'iscrizione si presenta lacunosa in molte sezioni in piombo a causa della mancanza delle lettere medesime. Presenza di vegetazione superiore come muschi e piante sia sulla lastra che nel perimetro del basamento.

Il Restauro

Si prevedono le seguenti fasi operative:

a) Documentazione fotografica prima, durante e dopo il restauro.

b) Documentazione grafica degli agenti di degrado.

c) Trattamento e rimozione degli organismi biodeteriogeni mediante applicazione di biocida a base di sali di ammonio quaternario (tipo Biotin R altro specifico richiesto dalla D.L.).

Il prodotto sarà steso a pennello e laddove necessario sarà applicato a iniezione.

d) Spolveratura di tutti i depositi superficiali, compresi quelli più coerenti di vario spessore. La

pulitura sarà eseguita a secco con pennelli di setole morbide e aspirapolvere.

e) Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.

f) Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni e per la rimozione della patina biologica si

interviene con impacchi di perossido di idrogeno.

g) Pulitura chimica delle superfici in marmo e in bardiglio finalizzata alla rimozione completa

dei biodeteriogeni e dei depositi più consistenti e concrezionati. Verranno eseguite prove

preliminari con vari metodi pulitura i saggi saranno eseguiti nelle parti meno visibili con:

- solventi e acqua distillata. Se necessario l’operazione potrà prevedere mediante impacco

chimico, rimuovendo il materiale mediante spazzolini a setole morbide ed effettuando

risciacquo finale delle superfici con spazzolini/nebulizzatori e spugne;

- impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con

differenti tempi di posa.

- in casi particolari, ovvero laddove il modellato era particolarmente delicato e con rischi di

cadute, sarà impiegata la strumentazione Laser, che permette la rimozione dei depositi

senza contatto diretto con le superfici.

h) Consolidamento delle superfici lapidee, mediante il trattamento realizzato tramite la stesura

di silicato d’etile in White spirit con impiego di pennelli e siringhe fino ad imbibizione e

rifiuto, tamponando gli eccessi.

i) Sopporto della lapide in marmo con un panello in Aerolam sagomato a misura sottolivello

(pannelli multistrato a nido d'ape in alluminio spessore minimo 2 o 3 cm).

j) Consolidamento strutturale delle grosse fratture mediante incollaggio con resina

epossidica bicomponente.

k) Stuccature delle fratture o eventuali discontinuità tramite idonee malte e strumenti di precisione, effettuando una colmatura a livello e compattando la malta anche a più riprese fino a finitura.

I leganti della malta saranno di calce idraulica desalinizzata (Lafarge o altro prodotto idoneo all’uso specifico) caricata con inerti costituiti di polvere di marmo e sabbie silicee, selezionate in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, grana, resistenza meccanica). Saranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, per raggiungere la  tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche (tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico) in soluzione al 3%.

l) trattamento delle grappe in ferro mediante la conversione e protezione applicata a pennello di una vernice satinata.

m) trattamento delle lettere in piombo per mezzo di una pulitura meccanica.

n) Ripresa pittorica delle scritte incise e dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da

essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o velature in sottotono mediante pennelli di precisione con colore miscelato a pigmenti di terre super ventilate, collanti reversibili.

o) Trattamento protettivo delle superfici finale sarà steso un protettivo che prolunghi nel tempo

la conservazione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Antonio Piatti

Monumento Funebre di Antonio Piatti

Introduzione Storica Artistica

La grande scultura è firmata dall'autore Emanuele Caroni, nato a Roncate in provincia di Como nel 1826. Fu allievo di Vincenzo Vela a Milano e di Lorenzo Bartolini a Firenze. Combatté contro gli austriaci nelle Cinque Giornate di Milano. Stabilitosi a Firenze aprì uno studio e “da allora furono molte le opere da lui eseguite” (De Gubernatis, 1892). All'esposizione di Parigi del 1867 fu premiato con una medaglia d'oro, molte sue opere vennero replicate; la “Fede”venne esposta nel Cimitero di Trespiano. In questa statua di angelo, eseguita con molta grazia e ispirazione, mostra le influenze di Lorenzo Bartolini. Dal 12 Dicembre 1875 è Accademico corrispondente nella Classe degli Scultori (Atti di Collegio, 1888). All'esposizione italiana del 1861 espone “Schiava alla vendita”, statua in marmo.
Per quanto riguarda il personaggio sepolto non è stata reperita alcuna notizia.

Stato di Conservazione

Sul frontone posto sulla cima della struttura trapezioidale in pietra serena l'iscrizione è pressoché illeggibile a causa di un forte degrado caratterizzato nello specifico da erosione con conseguente polverizzazione e perdita di materiale. Si notano intorno alle aree polverizzate fenomeni di effluorescenza con presenza di sali sulla superficie.
La struttura si presenta, ad una prima analisi, fortemente inclinata in avanti fenomeno probabilmente dovuto alla diversa reazione ai cambiamenti termici e di umidità dei diversi materiali lapidei che compongono il manufatto (interno: laterizi, malta, esterno: blocchi di pietra serena).
Le lastre di rivestimento lavorate a bugnato presentano molte mancanze dovute all'esfoliazione della pietra, sui due scalini e sul basamento questo fenomeno è molto marcato e si notano rigonfiamenti causati dall'umidità di risalita.
Sugli scalini e nella zone di ristagno è consistente la presenza di muschi e di licheni. Dietro la scultura lo stipite in marmo bianco presenta un degrado differenziale, mentre le lastre costituenti la porta hanno ceduto scoprendo la struttura interna in laterizi.
La scultura dell'angelo presenta una patina biologica e croste nere nelle zone non soggette al dilavamento delle piogge meteoriche. Le altre aree risultano invece ruvide e porose con processi di carbonatazione e solfatazione piuttosto estesi.

Il Restauro

La prima operazione sarà quella di recuperare i frammenti distaccati assicurando quelli instabili. Successivamente si procederà con un trattamento biocida su tutta la superficie rimuovendo, in una seconda fase, i licheni e le patine algali con spazzole a setole di medio spessore. Per la rimozione delle croste nere si applicheranno impacchi localizzati di carbonato di ammonio al 10% in tempi differenziati e con ripetuti risciacqui finali con acqua demineralizzata. Terminata la pulitura sarà possibile eseguire dei consolidamenti differenziati tra le parti in pietra e le parti di marmo. Tutti i sollevamenti, le fessurazioni e le parti distaccate saranno fermate ed integrate con malte idonee. Ove necessario, si eseguiranno riprese pittoriche. Come intervento finale si consiglia un trattamento finale di tutte le superfici.


Fasi del restauro

Pulitura

Impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre di Giulia Landucci

Monumento Funebre di Giulia Landucci

Introduzione Storica Artistica

Il sepolcro di marmo di Giulia Landucci, a pianta rettangolare in forma di piccolo feretro istoriato, presenta sulla sommità la scultura di una bambina distesa su un cuscino e avvolta in un panneggio ricamato. Nella parte superiore del sarcofago sono presenti il maggior numero di decorazioni, tra cui torelli di presunta breccia rosa inseriti all’interno di cornici scolpite. Nelle due specchiature laterali più grandi, di forma trapezoidale, sono presenti bassorilievi di scene sacre: due figure angeliche e le Parche (autore: Giovanni Topi), mentre in quelle più piccole sono presenti uno stemma con iscrizione incisa e un toro, presumibilmente il segno zodiacale della bambina.  Ai quattro angoli sono presenti decorazioni fitomorfe a tuttotondo con sotto piccole teste di rapaci, mentre lungo il bordo inferiore si alternano oculi contenenti fiori diversi tra loro. La parte inferiore del sepolcro è decorata a bassorilievo con i vari segni zodiacali intervallati da cornici rettangolari scolpite, nelle quali poteva essere presente una decorazione. La base quadrangolare è in arenaria,  priva di decorazioni e ben conservata. I lati esterni che delimitano il perimetro della tomba sono composti da una cornice marmorea,  con elementi decorativi zoomorfi e fitomorfi a bassorilievo negli angoli, che presentano variazioni solo nei pilastrini. Lungo i lati è presente un’epigrafe : “ Quella onde tu nell’adorato Maggio splendido fior sorgesti, allo squallente autunno ti raccoglie a tocco dall’ala dell’oscurità Diva”.

Stato di Conservazione

Il sepolcro si presenta in un cattivo stato di conservazione con diverse mancanze e lacune soprattutto nelle parti più fragili e finemente lavorate, quelle più consistenti si riscontrano soprattutto nei pilastrini angolari della cornice esterna. Si notano fessurazioni localizzate, decoesioni, alveolizzazioni, pitting, degrado differenziale e consistenti croste nere dovute all’inquinamento atmosferico. Alghe verdi e rosse, licheni crostosi bianchi e bruni hanno aggravato sia la disgregazione che l’erosione del marmo. Tra il sarcofago e la base si notano tracce di acqua persistenti.

Il Restauro

  • Documentazione grafica e fotografica delle varie fasi di restauro.
  • Spolveratura accurata con pennelli a setole morbide per la rimozione dei depositi di natura incoerente.
  • Trattamento con biocida idoneo e successivo risciacquo dopo il necessario tempo di posa.
  • Rimozione meccanica delle alghe e dei licheni.
  • Preconsolidamento localizzato nelle parti più degradate.
  • Saggi di pulitura nelle parti meno visibili con: impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa.
  • Consolidamento.
  • Incollaggio dei frammenti distaccati.
  • Stuccature
  • Chiusura delle fessurazioni con polveri di marmo aggregate da microemulsione acrilica.
  • Integrazione delle mancanze.
  • Ripresa del colore.
  • Trattamento protettivo delle superfici.

Fasi del restauro

Pulitura
Impacchi localizzati con polpa di cellulosa e soluzione al 10% di carbonato d’ammonio con differenti tempi di posa.