Porte Sante – restauro monumenti funebri – Edicola di Filippo Cordova – 1870

Edicola di Filippo Cordova - 1870

Introduzione Storica Artistica

Tutti gli elementi architettonici dell’edicola sono in pietra serena ad esclusione della nicchia lavorata in pietra forte, dell’ara e del busto in marmo di Carrara. La cancellata, composta da sei elementi rettangolari, è in ferro battuto.
Le due colonne quadrangolari e le due mezze colonne addossate alla parete di fondo hanno capitelli e peducci cubici con stemmi e foglie d’acanto. Il timpano presenta sulla sommità una croce di marmo lavorata mentre manca lo stemma inserito originariamente nella parte centrale dell’architrave come si evince dalla presenza di malta di allettamento nell’incasso. Il busto di marmo del defunto (h 75cm, autore Giuseppe Frattelloni), era collocato all’interno della nicchia e fermato con un perno di ferro sull’ara di marmo con epigrafe incisa: “ F. Cordova era il più vigoroso atleta nelle lotte parlamentari / Ogni partito sarebbe stato lieto poterlo annoverare tra i suoi (A. Mari, presidente della Camera dei Deputati, tornata del dì 26 novembre 1868)”.

Attualmente il busto fratturato alla base è conservato in un cortile interno della Basilica adibito a deposito materiali.

Sulle pareti laterali all’edicola sono inseriti due stemmi in pietra serena con iscrizioni.
La cancellata, particolarmente ossidata, presenta rotture in corrispondenza di alcuni cardini.

Stato di Conservazione

Alterazioni

  • piante superiori
  • patina biologica
  • depositi atmosferici di natura coerente ed incoerente
  • fratture
  • distacchi
  • disgregazioni
  • esfoliazioni
  • alterazione cromatica
  • croste nere
  • ossidazione elementi di ferro

Il Restauro

Proposta di restauro

  • recupero frammenti
  • pronto intervento materiale in caduta
  • trattamento biocida
  • pulitura
  • consolidamento superficiale
  • incollaggi della base e del busto
  • stuccature
  • integrazione delle mancanze
  • ripresa cromatica
  • trattamento protettivo delle superfici
  • trattamento della recinzione in ferro (revisione sistema di apertura)

Nello specifico le fasi di lavoro saranno le seguenti:

Spolveratura di tutti i depositi superficiali compresi quelli più coerenti di vario spessore. La pulitura sarà eseguita a secco con spazzole di setole morbide e aspirapolvere.

Trattamento degli elementi in ferro effettuato rimovendo prima gli ossidi polverosi con pennelli, microtrapano e spazzolini metallici, applicando quindi un convertitore degli ossidi di ferro presenti sulla superficie. Queste due fasi saranno seguite da un trattamento estetico con vernice satinata color ferro, applicata a pennello

Preconsolidamento localizzato da effettuarsi esclusivamente sulle zone che presentano fenomeni di esfoliazione e decoesione, con pericolo di caduta. Il trattamento sarà realizzato tramite iniezione di silicato d’etile, con pennelli e siringhe, tamponando gli eccessi.

Pulitura chimica delle superfici finalizzata alla rimozione completa dei depositi più consistenti e concrezionati. L’operazione sarà eseguita mediante impacco chimico - se necessario in più cicli, fino a completa pulitura - formato da una soluzione di carbonato di ammonio al 10 % (o altra percentuale in base alle esigenze) in acqua di rete, utilizzando polpa di carta come sospendente e interponendo carta giapponese tra la superficie e l’impacco, con tempi variabili e previa campionatura. Per ogni applicazione d’impacco è prevista la copertura delle superfici trattate con fogli d’alluminio, tesa a evitare la troppo veloce evaporazione della soluzione ed aumentarne così l’efficacia. Verrà quindi effettuata la successiva rimozione dell’impacco e dello sporco sottostante ammorbidito, utilizzando acqua di rete e spazzolini a setole sintetiche. È compreso il risciacquo finale con spazzolini/nebulizzatori e spugna.

Consolidamento superficiale effettuato sulle zone che presentano fenomeni di esfoliazione, decoesione, mancanza di aggregazione e che abbiano necessità di un trattamento riaggregante. Il trattamento sarà realizzato tramite la stesura di silicato d’etile, con pennelli e siringhe, fino ad imbibizione e rifiuto, tamponando gli eccessi.

Incollaggio di fratture nel caso di parti fessurizzate e maggiormente alterate. L’operazione di riadesione verrà eseguita mediante resina epossidica bicomponente, applicata a spatola o per iniezione.

Stuccature di micro/macrofratture tramite idonee malte e strumenti di precisione effettuando una colmatura a livello, compattando la malta anche a più riprese fino a finitura. I leganti della malta saranno di calce, in rapporto 1:3, mentre gli inerti saranno polvere di pietra serena e sabbie silicee, selezionati in base alle caratteristiche del supporto trattato (cromia, granulometria, resistenza meccanica). Saranno impiegate terre superventilate, selezionate per colore e provenienza, fino al raggiungimento della tonalità della pietra originaria. Se necessario, per rendere più resistente la malta, saranno impiegate resine acriliche tipo AC33 o altro prodotto idoneo all’uso specifico, secondo le indicazioni della D.L., in soluzione al 3%.

Presentazione estetica delle superfici mediante la reintegrazione pittorica di tutte le stuccature, nonché dove sono presenti discontinuità cromatiche tali da essere causa di disturbo nella lettura dell’opera. L’operazione sarà eseguita per riprese o velature in sottotono mediante pennelli di precisione o altri strumenti idonei, con colore miscelato a pigmenti di terre superventilate, resina acrilica e altri prodotti idonei all’uso specifico

Trattamento protettivo dell’intera superficie mediante la stesura a pennello, tale da non provocare la formazione di macchie o di pellicole lucide ed ingiallimenti, con un prodotto idrorepellente e traspirante di polisilossani oligomeri disciolti in ragia minerale o altro prodotto idoneo all’uso specifico, secondo le indicazioni della D.L.. Il tutto per dare il titolo compiuto e finito a regola d’arte.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – Monumento Funebre Pietro Desideri

Monumento Funebre Pietro Desideri

Introduzione Storica Artistica

Si tratta di un sepolcro di base rettangolare costituito nella parte bassa da una lastra in marmo bianco di Carrara incorniciata con lastre di Bardiglio, dove si legge l’epigrafe (con lettere di piombo):
“QUI
UNITO AL TANTO AMATO FIGLIO
RIPOSA
FRANCESCO DESIDERI
DI ANI 55
29. LUGLIO. 1923
--------------------
PIETRO DESIDERI
NATO 24 OTTOBRE 1901
MORTO 14 FEBBRAIO 1950
LA VEDOVA ADDOLORATA
---------------------
COSTANZA GARDINI VED. DESIDERI
N. 19-2-1863 – M. 31-3-1954
143”

La struttura in pietra serena fa un richiamo al trono di Re che per la sua tipologia formale si potrebbe considerare di stile Art Deco, ma per il periodo nel quale fu realizzato dovrebbe considerarsi influenzato dallo stile Liberty (Art Noveau), nella parte frontale della base e con lettere di rame si legge:

“AGUSTO DESIDERI
1899 1914”

Nel livello successivo, ovvero la parte della seduta, è presente un piccolo medaglione con dentro una fotografia piuttosto alterata. Successivamente, nello schienale di questo trono, vi sono due lastre di breccia una delle quali è collassata e in parte persa. La parte superiore dello schienale presenta una scritta incisa nella pietra serena:

“PIEGO’ COME
PALLIDO GIACINTO”

Sul trono era collocata una statua in bronzo raffigurante un giovane seduto in veste borghese del novecento che rivolge lo sguardo verso lo spettatore e che nelle mani ha un libro aperto. Necessario è però soffermarsi nella descrizione di questa scultura bronzea già che è di un alto livello artistico e di dimensioni notevoli. Il ragazzo occupato in una delle sue letture quotidiane, seduto con le gambe crociate, è come se improvvisamente venisse interrotto da noi spettatori rivolgendoci lo sguardo in maniera serena e interessata. La tecnica esecutiva di questo bronzo è meravigliosa, curata nei minimi dettagli come le scarpe, la veste, il libro e il volto.
Il complesso sepolcrale è arricchito da tre vasi, uno cubico in pietra serena e altri due in marmo bianco, uno dei quali è perso quasi totalmente.
Notizie storico critiche:
Il monumento funerario di Augusto Desideri si trova nella sezione M (detta della Montagnola) all’estremo meridionale della Fortezza, dentro al Cimitero Monumentale delle Porte Sante a San Miniato al Monte.
La Fortezza di San Miniato, opera michelangiolesca voluta da Cosimo I de’Medici, fu realizzata per contrastare l’assedio del 1529-1530, dentro della quale si trova la basilica romanica di San Miniato al Monte che è databile al XI – XII secolo e consacrata al martire San Miniato che, secondo la legenda, giunse a Firenze nel 250.

La prima concezione del Campo Santo sul retro della basilica, sorge nella seconda meta del XVIII secolo quando nel 1773 il prof. Giovanni T. Tozzetti redatta un progetto di massima che destinava a cimitero l’intera Fortezza di San Miniato. Poi nel 1839 l’avvocato Giuseppe Tassinari scrisse frasi che rivelavano come la solennità del luogo sembrasse creata apposta per la meditazione intorno alla morte. Il 2 marzo 1844 una risoluzione Granducale incaricava la progettazione di un cimitero all’architetto Matas, ma per diverse questioni incerte i lavori furono rinviati fino il 19 dicembre 1849, anno in cui si cominciò con la parte antistante della Basilica, sempre col progetto approvato dal Granduca e che il Matas stesso condusse fino al 1855. Quasi dieci anni dopo, nel 1864, viene reso pubblico un nuovo progetto all’architetto Mariano Falcini per l’utilizzo dell’intera Fortezza. In questa circostanza venne però consentito al Falcini di fare sventrare la muraglia della Fortezza per un ingresso monumentale dinanzi alla Basilica. Da un sepoltuario pubblicato dal Cerboni sembra che le prime inumazioni risalgono al 1857.
Il sepolcro di Augusto Desideri è composto di una parte lapidea strutturale e da una scultura bronzea. La struttura è d’autore anonimo mentre la scultura reca una scritta che riporta: “Fond. G. Vignali Firenze”. Su questo argomento è importante ricordare che tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento la Fonderia Vignali è considerata tra le più importanti sul territorio fiorentino anche perché sopravvissuta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che durerà fino alla morte del proprietario Gusmano Vignali avvenuta nel 1953.
L’8 giugno 2001 si è verificato un tentativo di furto nella zona cimiteriale e tra le opere strappate si indica la scultura di Augusto Desideri che, grazie alla perizia e al coraggio di un custode del cimitero, questa e altre opere di alto valore artistico sono state recuperate e messe in sicurezza in un cortile interno del cimitero.

Stato di Conservazione

Dopo una prima revisione del complesso sepolcrale risulta evidente che lo stato di conservazione è critico. Le principali problematiche che presenta l’opera sono:

  •  Deposito superficiale coerente ed incoerente sui piani orizzontali degli elementi costitutivi in pietra serena marmo e del bronzo.
  • Croste calcaree (tipo scialbatura) in zone della lastra di marmo.
  • Degrado differenziale presente nelle lastre di breccia che decorano lo schienale del trono.
  • Esfoliazione presente soprattutto nella parte inferiore della base del trono in pietra serena dovuta forse alla risalita capillare.
  • Fratturazione nelle lastre di breccia, in gran parte del trono in pietra serena e del vaso in marmo.
  • Macchie di rame sulla seduta in pietra serena dovuta alla presenza della scultura in bronzo.
  • Mancanza di gran parte di un vaso in marmo, anche di più della metà di una lastra in breccia e di alcuni elementi in pietra serena, così come la mancanza della scultura in bronzo che è messa in sicurezza dentro un cortile dei custodi del Cimitero.
  • Scagliature presenti nella pietra serena nella parte superiore dello schienale del trono.
  • Patina biologica presente su gran parte della superficie del sepolcro.
  • Patina ossidata presente in alcune aree della scultura in bronzo e patina cosiddetta nobile.

Il Restauro

Dopo la valutazione dello stato di conservazione si procederà con la documentazione fotografica del sepolcro per indicare le varie fasi di restauro. In conformità al lessico del Normal-1/88, relativo alle «Alterazioni Macroscopiche del Materiale Lapideo», verranno identificate le aree deteriorate. Contemporaneamente si auspica l’esecuzione di appropriate indagini scientifiche sia dei materiali lapidei che dei metalli.

Metodologia d’intervento

MATERIALE LAPIDEO

  • Spolveratura generale e specifica della superficie con pennelli a setole morbide di diverse dimensioni per la rimozione dei depositi incoerenti presenti sull’opera.
  • Trattamento degli elementi in metallo presenti nel complesso (medaglione in bronzo, ancoraggi della scultura rimasti dopo l’asporto della stessa).
  • Possibile rimozione dei pezzi di ferro che servivano come ancoraggio alla scultura in bronzo e che sono rimasti esposti dopo il tentativo di furto nel 2001 della scultura.
  • Trattamento e rimozione di patine biologiche tramite biocida a seguito di altra rimozione dei depositi incoerenti mediante spolveratura.
  • Preconsolidamento delle scaglie sollevate negli elementi in pietra serena.
  • Rimozione dei depositi coerenti mediante impacchi con soluzione acquosa contenenti sostanze che ne favoriscono la rimozione (i prodotti saranno scelti solo dopo test preliminari localizzati sui diversi tipi di materiale con tempistiche diverse).
  • Rimozione di efflorescenze saline dal basamento del trono tramite impacchi di acqua demineralizzata.

Pulitura con acqua demineralizzata nebulizzata a seguito della pulitura meccanica con bisturi, e spatole dei residui crostosi della patina biologica e altre depositi coerenti.

  • Consolidamento della superficie tramite prodotti compatibili al materiale trattato.
  • Incollaggio e consolidamento delle parti a rischio di perdita.
  • Integrazione delle parti mancanti (a considerazione e previa autorizzazione della Soprintendenza).
  • Stuccature tramite polvere di marmo oppure polvere in pietra serena a seconda dei casi con microemulsione acrilica come legante.
  • Ripresa estetica se necessaria adoperando sempre materiale reversibile ma adatto alle condizioni ambientali.
  • Applicazione del protettivo.
  • Ricollocazione e ancoraggio della scultura in bronzo nel suo posto originale (previo restauro della scultura) a seguito delle stuccature necessarie.
  • Schedatura del piano di manutenzione.

METALLI

  • Spolveratura generale e specifica della superficie con pennelli a setole morbide di diverse dimensioni per la rimozione dei depositi incoerenti presenti sull’opera.
  • Trattamento e rimozione della patina ossidata fino ad arrivare alla patina così detta nobile tramite tamponatura localizzata (questi tamponi si faranno dopo una accurata scelta risultante dei diversi saggi di pulitura localizzati con prodotti e tempistiche diverse).
  • Pulitura meccanica con bisturi e spatole dei residui crostosi e di altri depositi coerenti.
  • Reintegrazione delle parti mancanti, in questo caso dei nuovi ancoraggi che serviranno per fissare la scultura sul trono in pietra serena (previa autorizzazione della Soprintendenza).
  • Applicazione del protettivo.
  • Ricollocazione e ancoraggio della scultura in bronzo nel suo posto originale (previo restauro del sepolcro) a seguito delle stuccature necessarie.
  • Schedatura del piano di manutenzione.

Porte Sante – restauro monumenti funebri – abstract

Abstract

L'idea di un luogo di sepolture vicino a San Miniato nacque intorno al 1837 anche se il camposanto fu inaugurato undici anni dopo, nel 1848.

Il progetto, inizialmente affidato all'architetto Niccolò Matas (l'autore della facciata della basilica di Santa Croce), venne ingrandito e nel 1864 Mariano Falcini utilizzò a tale scopo l'area della fortezza cinquecentesca che si stendeva intorno alla chiesa.

Il progetto del nuovo cimitero si accrebbe parallelamente allo sviluppo della nuova rete viaria, elaborata dal Poggi che, con l'apertura del viale dei Colli e dello scalone monumentale, creava nuove modalità di accesso alla basilica.

Il complesso intervento di restauro condotto dagli studenti e dai docenti dell'Istituto interesserà diversi sepolcri situati all'interno del cimitero.

 

Porte Sante – restauro monumenti funebri – channel

Channel

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Restauro Pitture Murali – Convento il Portico- Galluzzo – channel

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News

il Portico

Fonte: www.palazzospinelli.org

 

 

 

Restauro Pitture Murali – Convento il Portico- Galluzzo – staff

Staff

I lavori sono stati eseguiti dagli alunni del Corso di restauro affreschi e stucchi

Durante l'Anno Accademico 2011-2013 

Docente: Prof. Fabrizio Iacopini,

Storico dell’arte: Prof.ssa Eleonora Pecchioli

Ispettore Soprintendenza per il Polo Museale della città di Firenze: Dott. Daniele Rapino

Allievi:

Carolina Calegari

Federico Cupolo

Gaia Federico

Laura Micheli

Maria Chiara Pinna

Philip Kron Morelli

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Fonte: www.palazzospinelli.org

 

 

 

Restauro Pitture Murali – Convento il Portico- Galluzzo – progetto

Affreschi Trecenteschi Bicci di Lorenzo - Stato di conservazione e Restauro

Il ciclo di affreschi della chiesa primitiva del convento di Santa Maria della Neve al Portico si suddivide in quattro scene raffiguranti San Girolamo Orante, L’Apparizione della Vergine a San Bernardo da Chiaravalle e Altre Storie, Arcangelo Raffaele e Tobiolo, San Nicola da Bari in Trono.
In alcune zone, soprattutto sulla fascia mediana della scena rappresentante San Raffaele Arcangelo e sulla decorazione che la separa dal San Nicola, erano evidenti abrasioni del film pittorico e sollevamenti di scaglie di colore di piccole dimensioni che era necessario far riaderire, prima di procedere con la pulitura, per evitare perdite di frammenti.
Si notavano, inoltre, degli spanciamenti di grandezza variabile su tutta la superficie affrescata ad indicare la presenza di distacchi di media e grande importanza dell’intonaco pittorico dall’arriccio e di questo dal muro.
Si è potuto procedere alla fase di pulitura che ha tuttavia rivelato una serie di problematiche.
Una delle difficoltà maggiori incontrate durante la pulitura è stata la presenza di aree dipinte con azzurrite, che viene data a secco rendendo la pellicola pittorica più fragile rispetto alle zone realizzate a buon fresco, sulle quali l’operazione è stata essenzialmente meccanica.
Sono state, poi, rimosse le vecchie stuccature cementizie, asportati i chiodi e le staffe che nel tempo erano stati applicati sulla muratura e stuccati i fori provocati da questi, con un intonachino leggermente pigmentato. Sulle mancanze di intonaco e sui fori di grandezza maggiore si è intervenuti in due tempi con una doppia stuccatura con lo scopo di rendere la superficie il più possibile vicina all’aspetto materico originale.
Dopo queste fasi che riguardano il restauro conservativo dell’opera è stato effettuato un intervento di tipo estetico.
Durante i lavori di restauro svolti sugli affreschi, è stata scoperta una profondità nel lato destro della pittura, probabilmente, in quel punto esisteva un passaggio per accedere al cortile adiacente il cimitero.
  • Preconsolidamento del colore

Come prima operazione è stata consolidata la pellicola pittorica, che si presentava sotto forma di scaglie, microcrateri e pulverolenza utilizzando sia caseinato d’ammonio che le nanocalci applicate a pennello tramite interposizione di carta giapponese e, in alcuni casi, applicandole tramite iniezioni a siringa. Sono state poi rimosse le stuccature risalenti ad un precedente restauro.

  • Consolidamento

Una volta individuate le zone di decoesione tra gli strati di preparazione e della muratura si è intervenuto praticando dei piccoli fori (dove necessario), oppure sfruttando zone abrase o crepe strutturali, per iniettare una soluzione di acqua e alcol, per pulire le cavità e favorire il passaggio della malta minerale, quindi la malta stessa, costituita da PLM A diluita in acqua, in maniera tale da colmare i vuoti venutisi a creare, e far dunque riaderire gli stati.

  • Pulitura

Dopo aver preconsolidato la pellicola pittorica si è intervenuti con due successive fasi di pulitura:

la prima ha interessato tutta la superficie dei due affreschi (compresa l’azzurrite) con un impacco di acqua calda deionizzata e Arbocell BC200, previa interposizione di carta giapponese, con un tempo di contatto variabile in base alla zona interessata. La successiva rimozione meccanica è stata effettuata a tampone e bisturi.

Nella seconda fase si è intervenuti, fatta eccezione della zona che vedeva la presenza dell’azzurrite, con un impacco di cristalli di ammonio sciolti in acqua al 10% supportati da Arbocell BC200 e Sepiolite, anche qui previa interposizione di carta giapponese, con una tempistica di contatto pari a 3 ore.

Dopo la rimozione dell’impacco e un successivo risciacquo della superficie con acqua deionizzata, si è intervenuto con soluzioni tampone di acqua satura di ammonio e bisturi.

Le aureole e le lamine metalliche sono state pulite con una soluzione tampone di  acetone.

  • Consolidamento del colore tramite impacco di idrossido di Bario

E’ stato successivamente eseguito il consolidamento del colore e della struttura cristallina del supporto murario, mediante l’uso dell’idrossido di Bario, che oltre ad essere un antisolfatante, aiuta nella totale coesione interna del supporto, poiché agisce in profondità all’interno della parete, senza alterarne l’equilibrio né ostacolare il naturale scambio d’umidità con l’ambiente esterno.

Abbiamo applicato il Bario mediante impacchi in pasta di legno Arbocel, tenuti in azione per minimo quattro ore, per permettere all’impacco di scendere in profondità e agire al meglio sull’opera.

  • Stuccature

Le lacune sono state integrate con malta per arriccio composta da grassello di calce e sabbia di fiume di grossa granulometria setacciata e lavata in proporzione di 1:3, rimanendo sottolivello rispetto l’originale.

Nelle mancanze più profonde, prima di questa stesura di malta, si è eseguito un rinzaffo aggiungendo alla malta da arriccio frammenti di coccio pesto.

Lo strato finale a livello delle stuccature è stato effettuato con una malta composta da grassello di calce, sabbia di fiume fine setacciata, polvere di marmo gialla e polvere di marmo bianca, con proporzione tra legante e inerte pari a 1:2.

  • Ritocco pittorico

Il ritocco pittorico è stato realizzato con l’obbiettivo di eliminare quei disturbi ottici legati alle mancanze strutturali e del film pittorico, in maniera tale da favorire una corretta lettura d’insieme.

Le parti mancanti sono state integrate con differenti metodologie, in base alle necessità, seguendo il principio di riconoscibilità ed evitando così di cadere in rifacimenti e falsificazioni soggette al giudizio individuale del restauratore.

L’intervento è avvenuto con pigmenti in polvere (compatibili con l’affresco) stemperati in acqua e utilizzando come medium una soluzione al 2,5% di caseinato d’ammonio.

Nelle abrasioni della pellicola pittorica si è intervenuti direttamente sulla preparazione originale con la tecnica del sottotono, colmando dunque le lacune con successive stesure di colore fino al raggiungimento di una tonalità leggermente più chiara e fredda rispetto all’originale, dando una sensazione di unità d’insieme pur rimanendo riconoscibile.

Le lacune di piccole dimensioni sono state integrate con la tecnica della selezione cromatica, eliminando quell’interruzione formale e ricostruendo l’immagine per tonalità e andamento del disegno o della pennellata nel caso di campiture monocromatiche, restando riconoscibile a visione ravvicinata.

La grossa mancanza presente nella porzione inferiore della scena di San Nicola e l’Arcangelo che presentava un interruzione della zoccolatura a finto marmo è stata ricostruita a sottotono, con colori a base di calce e pigmenti in polvere, rimanendo leggermente più fredda e chiara e quindi riconoscibile.

Su tutte le stuccature più estese che erano presenti al di fuori degli affreschi è stato applicato un colore neutro a corpo per eliminare il disturbo legato al bianco calce della malta.

Pietà di Simone Ferri - Stato di Conservazione e Restauro

La lettura dell’opera era offuscata da una patina bianca dovuta a depositi carbonatati di polveri, presenti soprattutto nella parte in alto a sinistra, dove era possibile intravedere solo i rami di un albero. Evidenti erano anche abrasioni e sollevamenti di colore, dovuti probabilmente all’umidità (ricordiamo che la loggia è aperta e quindi l’affresco è soggetto, anche se parzialmente, al degrado dovuto a intemperie), ma anche all’applicazione, in un precedente restauro, di un fissativo che, alterandosi nel tempo, si era trasformato in una patina gialla, la quale non permetteva una giusta lettura cromatica. Erano presenti inoltre piccole ridipinture sul corpo del Cristo, e anche la stessa cornice risultava completamente ridipinta, tanto da coprire, in parte, lo strato pittorico originale.

L’umidità aveva inoltre causato il parziale distacco dell’intonaco pittorico dall’arriccio nella parte in alto a sinistra, e la totale caduta degli intonaci nella parte centrale dell’arco.

La parte inferiore era completamente scialbata, e nascondeva quindi una finta balaustra in pietra serena che incornicia l’intera scena, riportata poi alla luce dopo il nostro intervento.

Intervento e metodologia di restauro:

  • Preconsolidamento del colore

Come prima operazione è stata consolidata la pellicola pittorica, che si presentava sotto forma di scaglie, utilizzando sia caseinato d’ammonio che le nanocalci applicate a pennello tramite interposizione di carta giapponese e, in alcuni casi, applicandole tramite iniezioni a siringa. Sono state poi rimosse le stuccature risalenti ad un precedente restauro, dopodiché siamo passati alla pulitura (eseguendo prima delle prove in piccole zone, per saggiare la compatibilità del metodo con la tecnica esecutiva dell’opera).

  • La pulitura e consolidamento del colore

La pulitura è avvenuta mediante impacchi di pasta di legno Arbocel e carbonato d’ammonio, con i quali abbiamo rimosso gli sbiancamenti, il particellato atmosferico accumulatosi negli anni sulla superficie, ed i fissativi e le ridipinture derivanti dal precedente restauro.

E’ stata successivamente eseguita un’ulteriore pulitura da solfati e un consolidamento del colore e della struttura cristallina del supporto murario, mediante l’uso dell’idrossido di Bario, che oltre ad essere un antisolfatante, aiuta nella totale coesione interna del supporto, poiché agisce in profondità all’interno della parete, senza alterarne l’equilibrio né ostacolare il naturale scambio d’umidità con l’ambiente esterno.

Abbiamo applicato il Bario mediante impacchi in pasta di legno Arbocel, tenuti in azione per minimo quattro ore, per permettere all’impacco di scendere in profondità e agire al meglio sull’opera.

  • La stuccatura e consolidamento interstrato

Siamo quindi passati alla fase delle stuccature, mediante l’utilizzo di calce e sabbia, di granulometrie e in proporzioni differenti a seconda della tipologia di malta (arriccio o intonaco finale) e della grandezza delle lacune. Nelle lacune più piccole, invece della sabbia, abbiamo addizionato PLM A, che avendo una granulometria più fine, ha permesso di stuccare crepe molto fini.

Per consolidare e favorire una nuova scoesione fra gli strati che costituiscono il supporto dellopera è stata usata una malta idraulica (PLM A) diluita con acqua, in modo da renderla fluida a sufficienza da essere iniettata all’interno delle crepe mediante l’utilizzo di siringhe.

  • Il ritocco

Come ultima operazione, ci siamo dedicati al ritocco pittorico, mediante l’utilizzo di pigmenti minerali stemperati in acqua, e legati con caseinato d’ammonio al 2,5%. Il ritocco si è condotto mediante stesura a velature sulle zone abrase, fino a raggiungere un sottotono di poco inferiore alla cromia originale, mentre sulle lacune stuccate si è ricreata una continuità cromatica mediante la tecnica della selezione.

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Fonte: www.palazzospinelli.org

 

 

 

Restauro Pitture Murali – Convento il Portico- Galluzzo – introduzione

Introduzione Storico Artistica

Il Convento Il Portico, Casa Madre delle suore Stimmatine, si trova in prossimità del borgo del Galluzzo, zona meridionale della città di Firenze.
La sua storia ha inizio nel 1240, viene fondato e vive grazie ai beni donati dal suo fondatore il quale dispone che al suo interno si conduca uno stile di vita eremitico seguendo l’ordine di Sant’Agostino.
L’eremo vive in modo autonomo per circa un secolo fino a quando nel 1340, il Vescovo di Firenze conferma il monastero. A partire da questa data si hanno le prime notizie certe sulla sua struttura, l’edificio comincia a prendere forma, presenta una campana e una chiesa primitiva, molto piccola, con affreschi in corrispondenza dei quali si pensa fossero collocati tre altari, oggi non più esistenti.
Alle spalle dell’altare maggiore si trova l’affresco con la raffigurazione della Vergine che appare a San Bernardo mentre egli sta pregando, lateralmente l’Arcangelo Raffaele e San Nicola di Bari.
Alcuni elementi di gusto tardo-gotico così come una certa sicurezza nel rappresentare lo spazio consentono di collocarli tra la metà del Trecento e i primi del Quattrocento. Sicuramente sono la testimonianza più antica presente nel convento.
Il refettorio, dalla linea architettonica cinquecentesca, presenta un soffitto ad archi molto alto e grandi finestre, cinquecenteschi anche gli arredi, tavoli massici di rovere con supporti in pietra serena, predelle di legno, sedili fissi e il pulpito per il lettore.
Una delle sue pareti è occupata da un affresco raffigurante L’Ultima Cena, eseguito verso il 1520, attribuito a Ridolfo del Ghirlandaio o ad un artista della sua scuola per alcuni tratti fondamentali come la disposizione delle figure degli apostoli e la carica simbolica di alcuni elementi che completano la scena, per esempio le rose, simbolo di Maria ma anche del sangue versato dal Cristo; le albicocche, simbolo del peccato; le piante di aranci, paradiso e vita eterna; i cipressi, morte.
Sulla parete di fronte al Cenacolo si trova un tabernacolo con una formella in maiolica raffigurante la Natività. Il 1490 è l’anno di consacrazione della seconda chiesa, molto più ampia della prima, il suo ingresso era dove oggi è situata la porta del confessionale, sopra vi si trovava l’affresco di Sant’Agostino, in seguito staccato e sistemato all’interno, l’altare si trovava a destra dell’entrata dove è tuttora e lateralmente erano presenti altri due altari dedicati a S. Arcangelo Raffaele e all’Annunciazione di Maria: la tela dell’Annunciazione è ancora al suo posto, mentre l’Arcangelo Raffaele ha lasciato il posto al Crocifissoligneo. La pavimentazione del coro, in tavole di legno, risalente al Settecento serve ancora oggi come passaggio interno per accedere alla primitiva chiesa.
Nel 1529 in seguito alla cacciata dei Medici e all’assedio della città, le monache sono costrette ad abbandonare il monastero che trovano devastato al loro rientro. Durante il periodo dell’assedio i soldati distruggono barbaramente scritture, iscrizioni e libri provocando danni anche all’edificio.
Il 1696 è l'anno di edificazione di una nuova chiesa, annessa al lato ovest del convento, mentre la vecchia chiesa viene totalmente restaurata. Il progetto originario prevedeva di collocare il coro all’interno nella controfacciata della chiesa, sostenuto da due colonne e sei capitelli, è stato invece costruito esternamente per evitare di appesantire l’edificio creando così una loggia in prossimità dell’ingresso.
I lavori continuano fino al 1697 e nel 1705 è consacrata sotto il nome di Santa Maria della Neve, in ricordo di una nevicata miracolosa che secondo la tradizione sarebbe avvenuta il 15 agosto 1702.
La chiesa è decorata con finte architetture alle pareti e affreschi sul soffitto, ospita una pala d’altare, olio su tela, raffigurante la Vergine con il Bambino che consegna la cintola a Sant’Agostino e a Santa Monica, sulla parete destra un Crocifisso in legno scolpito, di autore ignoto, databile 1340-1360 sicuramente proveniente dalla chiesa vecchia, e ai lati due affreschi raffiguranti la Madonna Addolorata e San Giovanni Evangelista eseguiti intorno al 1700.
Attualmente nella sacrestia è collocata una piccola e antica tela, visibilmente ridimensionata, relativa alla Madonna della Neve. L’antico cimitero del Portico, attivo fino al 1433 come sepoltura delle monache defunte, si trovava dove oggi è la stanza delle reliquie con gli affreschi di Bicci di Lorenzo.

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Fonte: www.palazzospinelli.org

 

 

 

Restauro Pitture Murali – Convento il Portico- Galluzzo – abstract

Abstract

Si tratta del restauro dei dipinti murali del Convento di Santa Maria della Neve, detto "il Portico", al Galluzzo.

I lavori sono stati eseguiti dagli alunni del corso di Restauro Affreschi durante gli Anni Accademici 2011-2012 e 2012-2013.

I primi affreschi interessati dal restauro sono ubicato nella parte più antica del convento; si tratta di una serie di affreschi, di cui purtroppo si è persa buona parte, databili tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento eseguiti da Bicci di Lorenzo. Sono giunti fino a noi due frammenti.

Il primo frammento composto da tre scene: l'Apparizione della Vergine a San Bernardo a sinistra, l'Arcangelo Raffaele e Tobiolo al centro e San Nicola di Bari a destra.

Il secondo frammento conservato é l'affresco raffigurante San Gerolamo, protettore del Convento, all'ingresso della chiesa primitiva.

 

Successivamente al restauro degli affreschi trecenteschi, è stato eseguito il restauro di una Pietà, attribuita a Simone Ferri, ubicata nella loggia del Convento.

 

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Fonte: www.palazzospinelli.org

 

 

 

Restauro Sala Affreschi Palazzo Panciatichi (detto Palazzo del Pegaso) – Consiglio Regione della Toscana – Channel

Allestimento Cantiere

Prime Fase: Pulitura e Consolidamento

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progetto restauri di Sala Affreschi

Fonte: www.consiglio.regione.toscana.it

al Via al Restauro della Sala Affreschi

Fonte: www.consiglio.regione.toscana.it

Conferenza Stampa

Fonte: www.gonews.it

OpenDay Sala Affreschi Cantiere Scuola

Fonte: www.palazzospinelli.org

Corso estivo di restauro affreschi - Sala Affreschi Palazzo Panciatichi

Fonte: www.palazzospinelli.org